sabato 26 marzo 2011

Storia del morbido e dell'ossuto




Sono bianco azzurro, più bianco comunque. Sto bene sulla neve e sulla brina, mentre il fango e il verde erba mi sono del tutto estranei. Non posso mettermi su queste superfici, è una questione semplice e geografica. La descrizione del luogo è importante se si vuol stare in pace, per questo la geografia è molto utile. Invece l' opinione comune ritiene sia meglio  modellare se stessi come un pezzo di burro per sopravvivere.
Io non mi adatto. Stare nell'erba è impossibile per me, non riesco a concepire il verde, colore della speranza, dicono, oh sì l'erba e le foglie, i teneri virgulti degli asparagi e del grano, l'odore dei prati, i pascoli.
A me piace stare in un angolo color sabbia senza sfumature né ombre né fili che si piegano alla brezza. Così era la terra prima che fosse ricoperta dal manto multicolore di piante. Preferisco il mondo delle rocce e dei sedimenti non perchè abbia una particolare affinità, ma semplicemente perchè esiste da molto tempo prima.
E' vero io sono morbido e pulso, ho zampe e appartengo alla categoria animale. Ma davanti alla silenziosa grandezza della pura mineralità resto abbagliato. Mi nutre. Mai assaggiato la sabbia sulla riva di un torrente ? Ha un gusto di roccia e acqua, di un mondo vuoto di cuori che pompano. Non verde non rosso, nessun dolore solo cristalli.
A differenza delle creature come me che si deteriorano e perdono se stesse in un soffio di tempo,  i minerali attraversano ere geologiche per piegarsi e cuocersi sotto la pressione di strati colossali di materia e arrivare alla metamorfosi. Per questo li ammiro.  Il mio destino è ridurmi a poltiglia in un nulla di tempo. Il mio osso invece resterà  calcio, magnesio, fosforo.  Sono assolutamente convinto, il minerale appartiene ad un ordine superiore, non sei d'accordo?
Già, non rispondi. E' naturale, un teschio è silenzioso, come il carbonato di calcio  di un picco dolomitico. Eppure quella tua espressione tutta denti potrebbe essere scambiata per un sorriso. O forse un ghigno per me. Vorrei farti notare, tuttavia, che qualcosa abbiamo in comune,  uno di qua  e uno di là,  sfondo sabbia.
Non offenderti, non intendevo dire che siamo pari. Uno morbido e caldo come me è lontanissimo dalla tua perfezione, icastica, finale. E tuttavia non sopporterei di essere rappresentato con un altro mammifero. Sono ridicolo dici?   Ad amare sassi e rocce e ossa quando dovrei annegare nella paura e nell'istinto mentre aspetto che qualcuno mi si avvicini per offrirmi  morte o copula.
Se la sento ? No. La punta è probabilmente di carbonio. Non punge. Non dà fastidio, anzi mi acquieta.
Due per me e due per te, conficcate con leggerezza di piuma. Ti fanno diverso, hai un che di metafisico.  Con queste punte che mi bucano non appaio più tanto morbido, come se la purezza della punta mi facesse diventare una materia arcaica, non verde né rossa.
Ecco, un assoluto hai ragione. Una freccia nel mio corpo pulsante, senza che esca il sangue mi ferma nel dubbio. Che si tratti di un prodigio non so, ma vedermi così trafitto senza morte o dolore, mi fa cristallino. Non credi anche tu?



1 commenti:

Anonimo ha detto...

cancrocapricorno

Posta un commento