mercoledì 13 aprile 2011
Lame
giovedì 24 marzo 2011
Interferenze

venerdì 4 marzo 2011
S' CIOCA
S'cioca el mar sui scoi
S'cioca la bira là de voi
S'cioca el cuor co’ riva l’amor.
S'cioca el leto co’ semo su noi
S'cioca la testa se te pensi col poi
S'cioca el dolor se xe anche l’amor.
Se la testa col poi pensa
No xe amor ma indolensa
S'cioca la bora
Pasando tra i scuri.
S'cioca la rabia,
Pasando tra i duri.
S'cioca la vita
Che xe una storia infinita
TABU' IMPAZIENTE


martedì 18 gennaio 2011
La Taverna
La Caverna era un locale molto frequentato. Tra gli avventori fissi c'erano musicisti, pittori, artiste ma anche marinai e prostitute, famiglie di basso rango e veggenti, truffatori e filosofi bohemiens.
Quella sera, come tutte le sere, la voce di Selene s'innalzò cristallina e soave. Il suo viso candido conservava la freschezza di una bambina, la sua voce era profonda ma poteva essere terribilmente ironica ed irriverente. Lavorava a tempo parziale come custode di una casa abbandonata in cima ad una scogliera e le sere puntuale si presentava alla Caverna. Nessuno si era mai accorto che fosse zoppa. Il suo corpo era leggero, filiforme ricordava un ideogramma, ma non era gracile, una canna di bambù al vento, si piegava senza spezzarsi. E nelle sue canzone v'era sempre l'eco di luoghi lontani, di spazi immensi, un richiamo dagli inferi all'adorazione della vita, al riso liberatorio e al pianto purificatore. Le piaceva bere ma non esagerava, non poteva tollerare di non reggersi sulle sue gambe o di trovarsi avvinghiata la mattina a esseri di cui non ricordava bene i visi. Adorava le serate di Jam Session, quando ad accompagnarla c'era al piano il vecchio Jim.
Jim era un vecchio marinaio d'altri tempi dagli occhi vivaci, intelligenti, sempre in movimento in un viso forte scavato da solchi profondi. Navigatore impavido degli spazi celesti nei due elementi su cui non si possono poggiare i piedi anche se in una vita di viaggi Jim aveva imparato a trovare solidità e stabilità là dove non c'era niente di comunemente neanche vicino a questi aggettivi. Certo, non era stato facile ma lui alla fine si era divertito come un equilibrista da bambino di fronte alle prime sfide, spavaldo di fronte ai primi sguardi di preoccupazione.Andava fiero delle sue cicatrici e alla Caverna si trovava bene: belle donne non invasive, un pubblico variegato per le sue storie, ragazzini da educare, non era solo la musica a trattenerlo lì, era il clima generale. Si sentiva come una ciliegina sulla torta, il Nonno forse un po' orso ma che tutto vede e tutto risolve.Quando ne aveva voglia si metteva al piano e delle volte cantava, solo o in duo con Selene; le vibrazioni della sua voce bassa e roca ti portavano in viaggio mentre stavi comodamente seduto a berti una birra e quando il viaggio finiva, ti ritrovavi sempre tu sempre lì, solo un po' più saggio.
La Spiaggia

martedì 11 gennaio 2011
Nel bel mezzo del suo regno
sabato 18 dicembre 2010
Racconti in volo
La Via della Seta con tutta la sua magnificenza organizzativa: una strada spianata, lunga, vasta ma piena di caravanserragli dove trovare ristoro.
Di chi era il Signore Lui? Era veramente un Re? Ma per piacere! Basta ciarpame.
Il primo passo, il piede nudo sulla terra umida fu già un viaggio. Sentì le vibrazioni della crosta terrestre, i movimenti del centro magmatico mentre il suo corpo possente si dissolveva, o meglio come avrebbe scoperto poi, si ampliava ad ogni respiro sino a comprendere il cosmo intero.
I caravanserragli disseminati a breve distanza non erano tutti uguali. Non v'era certezza che lì si sarebbe trovato ristoro ma chi osava chiedere, ne usciva sempre vittorioso. Ognuno era stato costruito e poi gestito da genti molto diverse. La cosa che li accomunava è che erano aperti a tutti, a tutti quelli che ne avessero bisogno purché rispettassero il luogo e gli altri; si poteva dormire e mangiare ma non bivaccare a lungo e solo se in cambio si offriva denaro, servizio, un dono.
martedì 14 dicembre 2010
Matilde e la terra
lunedì 13 dicembre 2010
Il Sole Nero
VII casa incipit in Sagittario si estende in Capricorno
Devo sapere. Devo vederlo con i miei occhi. L'imperativo era martellante. Di una tale forza di risucchio non avevo mai sentito parlare fino ad ora. Possibile che esista davvero? E dove mai potrebbe portare? Dal Dio degli Dei? in che genere di Inferno? E se portasse di nuovo Qui?
Dov'è la mia tuta? il casco... E' da un po' che non volo ma dovrebbe essere rimasto tutto al suo posto. Mentre così pensavo, frugavo in cassetti e armadi, mi spostavo nella stanza in preda ad un'eccitazione glaciale, il mio corpo, la mia mente, ogni battito del mio cuore, tutto era teso a partire il prima possibile. I miei gesti erano un po' sconnessi, febbrili ma misurati, densi....i pensieri potevano fluire senza bloccarli: Forse dovrei avvisare mia moglie, forse dovrei chiedere prima il permesso alla base.
Non ricordo bene come avvenne, ma nel giro di tre giorni ero pronto. Seduto nella navicella. Solo. Tutti i permessi in ordine, festa di saluto data. Era strano volare di nuovo dopo tutti quegli anni passati a lavorare sulla terra ferma in mezzo a quella confusione dove venivi abbagliato da mille luci e non riuscivi a scoprire che poche sorgenti.
Quando superate le nuvole uscii dall'atmosfera, mi scesero due lacrime di commozione.
Lo Spazio vuoto, nero, immenso così' ricco di possibilità inimmaginabili. Una sorpresa continua nel vuoto più incredibile.
La prima tappa era Saturno. La colonia umana lì era ben organizzata, ma soprattutto distava meno di una anno luce dal Nodo. E io il Nodo dovevo vederlo, con i miei occhi.

Si ipotizzava fosse un buco nero particolarmente potente, ma gli studi a riguardo erano monchi e i dati non combaciavano.
Non vorrei dilungarmi troppo ma penso sia importante farvi sapere almeno i punti salienti del mio viaggio. Voglio chiarire dove ho dovuto affrontare le difficoltà più grandi come l'abnorme quantità di dati e la totale mancanza di un'unica chiave di lettura. Dopo aver esperito l'attrazione annientatrice di quel che chiamo, il mio Sole Nero, mi sono ritrovato costretto a firmare un contratto dalle clausole molto restrittive riguardo alla comunicazione della mia esperienza.
Non sono stata la sola ad esperire il Nodo. Ma la sola che ha rischiato di non tornare.
Un vortice immobile
Un grande pozzo, profondo dalla circonferenza importante si apriva nelle viscere della terra e si sviluppava in altezza anche sopra la superficie terrestre nella forma di una torre in vetro, un grattacielo circolare con un ascensore al centro.
Ogni piano era composto da una grande stanza circolare. Era un luogo da vertigine.
Le stanze che si sviluppavano sotto la superficie, il basamento dell'edificio, il pozzo, erano chiaramente buie, umide, claustrofobiche ma nello stesso tempo per qualcuno potevano fungere da ventre materno: attraverso lo spesso vetro si indovinava il colore della terra. Quella appena sotto la superficie era addobbata invece da tendaggi color rosso cupo. Lì sembrava di sentire il movimento del magma, il ribollire della lava.
Le stanze nella torre invece erano inondate da una luminosità accecante.
Non si capiva a cosa potesse servire una costruzione del genere. Si erano alternati due architetti. Ai piano alti era stato fatto un tentativo di suddividere lo spazio in spicchi per poter appoggiare almeno qualche mobile a delle pareti dritte, e non doverli prendere tutti su misura.
Si godeva di un'ottima vista era dir poco. Da quelle vetrate sembrava tutto bello, ci si poteva perdere una vita intera semplicemente a guardare il cielo, la città,
le colline lontane, le attività degli uomini là fuori. Non faceva voglia di uscire, ti prendeva piuttosto la smania di fotografare tutto e tutti. Era stuzzicante anche fotografare sé stessi tra le mille sfumature di luci che si rifrangevano specialmente la notte.
Certo si rischiava di diventare parte della struttura: il risucchio plumbeo del vetro.
Si poteva realmente captare l'intero mondo da lì ma che altro fare? Una casa di cura o una di perdizione? Certo per i gatti che vi abitavano era entrambe.
Lui passava troppo tempo nei piani alti.
Il primo piano con anello esterno che fungeva da poggiolo per stare all'aria aperta era molto più salutare. Il risucchio plumbeo del vetro si faceva sentire meno e ti veniva più energia per fare le cose di ogni giorno e per relazionarti con i piedi a terra.
Alto, biondo capello lungo e fluente. Una sorta di vichingo dai lineamenti gentili e rarefatti. Non si potevano distinguere i capelli dai raggi del sole quando vi si stagliava contro. Non si riusciva a capire con certezza nemmeno se fosse uomo o donna. Vecchio o giovane.
Stava lì imprigionato da quella struttura che pur offriva veloci mezzi di spostamento per muoversi, sia verticalmente grazie all'ascensore, sia su una linea orizzontale, provvista per uscire ed entrare di comodi tapis roulant e silenziose porte scorrevoli.
martedì 30 novembre 2010
Appena sotto ai tuoi passi
Geometrie e terremoti
martedì 23 novembre 2010
Una tentazione irresistibile
Gli scivoli sull'erba e sull'acqua erano la gioia dei bambini. Nel castelletto si potevano visitare sale dedicate a ogni genere di arte, un centro multimediale con internet point dove, si poteva scegliere tra cabine con telefoni a tasti o a ghiera, entrambe dotate di comode poltrone e mensola per bibite. Settimanali, quotidiani ed una vasta scelta di libri erano consultabili nella sala retrò con libreria e scrittoi vecchio stile per chi preferisse la scrittura cartacea da spedire tramite i piccioni viaggiatori chiusi nella voliera di fronte all'entrata.domenica 21 novembre 2010
La scatola sperduta



