Quando si fu addormentata il fotografo rientrò.
La osservò a lungo esile e nera sul divano bianco, coi piedi giù per non sporcare e le mani giunte sotto la guancia.
Il cioccolatino aveva fatto effetto più presto del previsto, c'era da lavorare ancora un po' sulle dosi...
Indossò dei guanti di lattice nero e la esaminò esternamente come un medico legale aiutandosi a momenti con una bacchetta da sushi anch'essa nera.
Cominciò dall'alto cercando tra i capelli. Poi nelle orecchie. Sollevò le palpebre e guardò dentro. Con la bacchetta scostò le labbra e perlustrò i denti e l'interno della bocca. Passò poi alle mani, le annusò, le assaggiò, controllò sotto le unghie. La stessa cosa fece con i piedi. Infine la spogliò delicatamente tastando la sua consistenza. Nulla sembrava cambiato da quando l'aveva fotografata poche ore prima.
Deluso la rivestì. Presto il cioccolatino avrebbe cessato il suo effetto.
Il primo esperimento non aveva fruttato alcun indizio. Nulla nella parte corporea di lei lasciava intendere cosa potesse aver visto nell'inquadratura della macchina fotografica quando l'aveva lasciata sola.
Eppure sicuramente qualcosa aveva visto.
Il confine andava spostato di un po'. C'era tutto il tempo.
La ragazza si mosse impercettibilmente, era ora di tornare di là.


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