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venerdì 1 aprile 2011

10 piccoli arcani


Mercurio trigono Nettuno

(la prima parte è qui)

Il Vecchio Femmina mescolava le sue carte seguendo il ritmo delle onde, seduto a gambe incrociate sulla sabbia, spalle al mare.
Il Bambino Dorato gli stava accanto facendo domande sul proprio destino.
Comunicavano telepaticamente.
Il Vecchio estrasse 10 carte:


Il Panda Clown Equilibrista, sospeso sopra il baratro sulla sua biciclettina.

La Sirena au Contraire, muta e dotata di gambe, inutile e mostruosa.

La Gru nella Tempesta, imponente, solitaria, alla deriva.

L' Uovo Conchiglia di Tutte le Cose, perfetto, prodigo e fecondo.

Il Divaricatore Radiografato, utile, minaccioso ed evidente.

La Torre di Babele Completata, spirale ad energia solare.

La Spiegazione della Bottiglia con la Carota, supposizione supposta.

L' Equazione Frigorifera di Secondo Grado (sottozero)

Il Collare Intoccabile del Lupo.

Il Pettine Annodato.

Il Bambino non capì un' acca ma si divertì molto.


(qui c'è un' altra storia arcana)

martedì 29 marzo 2011

Il confine (seconda puntata)




Quando si fu addormentata il fotografo rientrò.
La osservò a lungo esile e nera sul divano bianco, coi piedi giù per non sporcare e le mani giunte sotto la guancia.
Il cioccolatino aveva fatto effetto più presto del previsto, c'era da lavorare ancora un po' sulle dosi...
Indossò dei guanti di lattice nero e la esaminò esternamente come un medico legale aiutandosi a momenti con una bacchetta da sushi anch'essa nera.
Cominciò dall'alto cercando tra i capelli. Poi nelle orecchie. Sollevò le palpebre e guardò dentro. Con la bacchetta scostò le labbra e perlustrò i denti e l'interno della bocca. Passò poi alle mani, le annusò, le assaggiò, controllò sotto le unghie. La stessa cosa fece con i piedi. Infine la spogliò delicatamente tastando la sua consistenza. Nulla sembrava cambiato da quando l'aveva fotografata poche ore prima.
Deluso la rivestì. Presto il cioccolatino avrebbe cessato il suo effetto.
Il primo esperimento non aveva fruttato alcun indizio. Nulla nella parte corporea di lei lasciava intendere cosa potesse aver visto nell'inquadratura della macchina fotografica quando l'aveva lasciata sola.
Eppure sicuramente qualcosa aveva visto.
Il confine andava spostato di un po'. C'era tutto il tempo.
La ragazza si mosse impercettibilmente, era ora di tornare di là.

lunedì 21 marzo 2011

La numero 3


Antonio è un amico, che combinazione ritrovarlo qui dopo tanto tempo. Non è cambiato. Lo credo bene, non si è mai sposato. E ha preferito lasciar perdere anche la carriera e i sogni di gloria lavorando quel tanto che basta, sotto i pini, in estate... Come dargli torto... D'accordo vive in un monolocale, si sposta in scooter e non ha titoli da anteporre al cognome, ma nessun cappio al collo e tanta, tanta... ... scelta.
Eravamo appena arrivati, mia moglie va a rinfrescarsi dopo il viaggio, lui mi mette in mano la chiave e mi dice: "Fanne buon uso." Strizzatina d' occhio, buffetto tra le gambe.
E così è cominciato tutto.
...
Sono le 10. Mi guardo intorno.
Eccoti. Bianca, bianca, abbagliante, castigata nel costumino intero ma con le unghie laccate... non la racconti giusta, l'ho capito subito.
Sono due giorni che ti studio.
Stai molto attenta a non bruciarti, scegli la penombra, ti nascondi dietro a un libro o ai tuoi occhiali anni '50, ma poi anche tu sei costretta ad alzarti, perché fa tanto caldo, hai bisogno di acqua, gelida, addosso.
Ti muovi lenta mentre ti guardo.
Sotto la doccia non ti scomponi, poi torni e prima di stenderti di nuovo non resisti e controlli.
Oggi ho un libro anche io per rassicurarti e renderti più audace.
Infatti butti l'occhio mentre assorto, mi gratto.
Mia moglie non ha pace, vuole ombra. L'aiuto a spostarsi. Si mette a un metro da te.
Poco dopo vuole andare in acqua. Declino. Tu assisti.
Esce e va a cambiarsi. E' il momento. Mi sposto all' ombra anch'io, metto la mia brandina accanto alla tua.
Ora hai paura, lo avverto. Ti guardo dritta negli occhi per capire se ti piace. Resti immobile, senza fiato, ma non ti sottrai. E' fatta.
Ti lascio il biglietto e non ti considero più. Avrai bisogno di un po' di tempo per districarti nel groviglio ipocrita in cui evidentemente sguazzi.
Mangio un panino con mia moglie dandoti le spalle. Il prosciutto è buono. Recito la mia parte alla perfezione, con lei, con te, come ho fatto tutte le volte, con tutte.
Dopo pranzo mia moglie perde i sensi come un neonato, io invece preferisco il caffè e muovermi un po'...
Ti ho lasciato venti minuti per decidere, mi alzo e mi dirigo verso il bar. Per il momento niente caffè, forse più tardi, per dare un supporto olfattivo al mio alibi, tiro dritto fino ai bungalow, fino all'ultimo, prendo la chiave di Antonio da sopra lo stipite, la infilo nella toppa ed entro.
Caldo, penombra, odore di legno. Mi siedo e aspetto. Penso a mia moglie che dorme. La maniglia si abbassa. Eccoti, abbagliante. Hai fatto presto.
...
Per voi è diverso, arrivate vibranti e cariche come molle. Vi brillano gli occhi, vi trema il respiro, il cuore vi batte fin troppo forte... forse perché vi piace sentirvi sporche, sbagliate o vittime... agire nascoste, affidarsi all'ignoto, rischiare fisicamente... potrebbe succedervi qualunque cosa eppure attraversate l'ombra, abbassate la maniglia ed entrate.
Io non ho tutto questo dentro di me. L'ho cercato per un po' ma non l'ho mai trovato. Ve l'ho invidiato. Poi ho capito che l'unico modo per averlo era prendervelo.
Così vi aspetto, una dopo l'altra, nell'ultimo bungalow e mi cibo di voi, mi prendo ciò che voi riuscite a produrre autonomamente e in abbondanza e che per me invece resta un mistero.
Non ricordo i dettagli, dopo, non provo rimpianto o nostalgia, non mi affeziono.
Non ci si affeziona al proprio pasto, si mangia, si digerisce, si trae l'energia necessaria a procurarsene un altro, si espelle.
...
Il caffè di Antonio fa veramente schifo. Ma tant'è.


giovedì 24 febbraio 2011

Tutta scorro


Luna Quadrato Plutone

Etere, ma non abbastanza.
Infatti lo sentivo trafficare nelle mie viscere.
Ricordo il silenzio.
Lavorava in penombra. Un camice insolito, lungo fino a terra, sporco di qualcosa di nero.
Lettino ginecologico, sì, perché mi vedevo caviglie e ginocchia.
Non c'era nessuno a tenermi la mano o a dirmi di spingere, soltanto quel vecchio chino sul mio baratro in attesa di vedere cosa ne sarebbe uscito.
Perdevo molta acqua dagli occhi, la sentivo scorrere brevemente giù per le tempie, stava formando ormai una piccola pozza dentro ogni orecchio.
Era alquanto fastidioso.
Tentai di asciugarmi, scoprii di avere i polsi legati, decisi di chiedere al vecchio.
"Potreste asciugarmi le orecchie? Vi prego."
Si alzò venendo a tamponarle con delle garze candide.
Quando le tolse notai che erano fradicie di quello stesso liquido nero che inondava la sua strana veste.
Riacquistai l'udito ma il silenzio permaneva prepotente... o forse no... in sottofondo un fiume.
"Cosa mi state facendo? Perché mi trovo qui?"
"Sei qui per trovarti. Tranquilla, non ti faccio nulla, anche volendo non potrei."
"Sto partorendo? Non ricordo di essere stata in attesa."
"Stai facendo uscire te stessa, sarà molto doloroso e alla fine la parte di te che sta soffrendo ora, morirà."
"Che ne sarà di me? Cosa resterà?"
"Non puoi saperlo."
"Liberatemi, non voglio."
"Non ostacolarmi, è del tutto inutile, il modo è questo, accettalo."
Rumore di cascata, le gambe non c'erano più.
Il nodo rimaneva mentre il polso si scioglieva.
Guardai il vecchio: "Fa tanto male." dissi.
"Lo so. Arrivederci."





haiku del poi

E tutta scorro
nera, nubile, nuova.
"Arrivederci."



lunedì 14 febbraio 2011

Bonus Malus


Sole Quadrato Urano

Continuava a chiamarmi nel cuore della notte: "Dammi ciò che mi devi" diceva "o faccio saltare tutto."
Credevo di aver raggiunto un livello in cui potevo finalmente evitare di mentire e prendere una pausa dalla paura, ma avevo esagerato con l'autodifesa e nella smania di rendermi inespugnabile mi era sfuggito un errore di valutazione. 
Risultato: avevo arruolato un folle.
Era stato cantante rock, scultore, hacker e artificiere.
Pensai che con quei trascorsi sarebbe stato abile a prevedere ed arginare l'imprevisto, infatti mise in piedi un sistema di sicurezza ineccepibile ma... ebbe a che dire sul contratto.
Ci fu una negoziazione estenuante poi sembrò accettare il compenso e per un po' tutto tacque.
Finché non cominciò con le telefonate: "La situazione potrebbe precipitare in qualunque momento, attento a quel che fai..."
Non era accaduto ancora nulla di grave e probabilmente non sarebbe accaduto mai, era capriccioso, dispettoso e forse anche un po' bugiardo, ma non sembrava capace di spingersi oltre.
Cambiava continuamente la posta in gioco, non voleva il mio denaro né nulla di ciò che negli anni mi aveva chiesto.
Quando mi presentavo agli appuntamenti lui non c'era mai, mi contattava qualche tempo dopo con una richiesta diversa.
Se decidevo di ignorarlo metteva in atto qualche fastidiosa rappresaglia.
Cominciai a uscire sempre meno per paura di rimanere imbrigliato in uno dei suoi trabocchetti, mi ritrovai a moderare l'iniziativa e ridurre le attività perché sicuramente qualcosa sarebbe andato storto, mi convinsi che ogni atto avrebbe comportato un imprevedibile prezzo da pagare.
La valutazione del rischio divenne il mio pensiero dominante, mi assorbiva al punto da farmi trascurare azioni, intenzioni e fini.
Con tenacia uguale e contraria egli continuava a lasciarmi intuire complicazioni sempre nuove.
Andammo avanti così, in scacco perpetuo, senza decretare mai un finale di partita.


sabato 12 febbraio 2011

Haiku servito freddo





Ora capisci
le mie sciocche ragioni.
Piccola fitta.





mercoledì 26 gennaio 2011

Giulietta e Romeo


Prima di entrare conta sempre fino a tre e prende un respiro profondo, non può prevedere cosa troverà oltre la porta e quanto tempo impiegherà prima di chiudersela alle spalle uscendo. Sa soltanto che dovrà sforzare un po' la voce per far sentire bene il suo saluto a tutti i presenti e che dovrà tenere la schiena dritta e la guardia alzata.
Lo stanzone mal arredato e male illuminato funge da centro di coordinamento delle attività dell'area, al suo interno un fax, una fotocopiatrice malconcia, una macchina da scrivere e una decina di uomini.
Come sempre si girano a guardarla, chi più chi meno insistentemente, e dopo un breve silenzio minaccioso riprendono a sbraitare le loro trivialità.
Tutti meno uno.
Dimostra molti anni più di suo padre...ed...è...il...sovrano...indiscusso di quell' ufficio obsoleto.
Non appena la vede le si fa incontro, supera abbondantemente la distanza di cortesia e stringendole un braccio con quel tocco rigido e tremulo insieme che hanno le mani dei vecchi senza nemmeno salutarla esclama stentoreo: "Sii la mia Giulietta, sarò il tuo Romeo!"
Silenzio. Occhi puntati. Vediamo un po' che gli risponde la pollastra.
Ma la pollastra, che poi sarei io, non sa veramente cosa rispondere a un'assurdità del genere piovuta dal nulla con una certa prepotenza.
E' talmente vicino che sento il suo odore invadente di carne stantia.
Distolgo lo sguardo, in un angolo il calendario omaggio di un' azienda di prodotti plastici, seminascosto da una giacca, lascia intravvedere la drastica scelta depilatoria di una ninfetta rozza e mal truccata.
Sono in imbarazzo. Faccio l'errore di arrossire.
Il vecchio se ne accorge: "Guardatela, arrossisce! O Giulietta, ti prego, cala la tua treccia e fammi salire!"
La mano rugosa mi tira piano i capelli, gli uomini ridono, la pollastra tace.
Ecco cosa ha fatto partire il filmino nella tua testa. Cambierò pettinatura. Peccato che approssimazione e senescenza ti facciano confondere Giulietta con Raperonzolo...
Riesco a sottrarmi e a sferrargli un' occhiataccia prima di farmi strada verso il fax.
"Uh! Ma come siamo suscettibili! Mica ho fatto nulla di male..."
Già, nulla di male, perchè mi arrabbio tanto? E' solo il gioco innocente del gatto col topo (mica si può andare contro natura), é solo un anziano un po' viscido che elargisce complimenti raffazzonati e vicinanze non richieste per sentirsi ancora prestante di fronte alla platea dei buzzurri sottoposti. E' solo che il ripetersi di questa scena ad ogni mio ingresso da quella porta ha fatto sì che oggi, anche nella mia testa, partisse un filmino in cui ti riduco al silenzio stringendo forte una treccia attorno al tuo collo raggrinzito, brutto vecchiaccio.
Ecco perchè mi arrabbio tanto.

mercoledì 19 gennaio 2011

Serial Kitchen - Episode 1 - Topinambùr



A questo punto toglietelo dalla plastica.
Sarà sodo, marroncino-violaceo, senza ammaccature o lesioni. 
I migliori sono quelli allungati, rosati e lisci.
Lavatelo e spazzolatelo con cura per eliminare le impurità poi raschiatelo fino a spellarlo.
Depezzatelo. 
Fate attenzione perchè è un po' viscido e può sfuggire di mano.
Buttateci sopra del sale e poco olio.
Il fuoco e un abile lavoro di polso riusciranno ad ammorbidirlo.
L'intera operazione può prendere dai trenta ai sessanta minuti, molto dipende dalla vostra abilità col coltello e dalla vivacità della fiamma che avete scelto di usare.


Bon appétit !







topinambur colTopinambùr* : è un tubero commestibile, dalla polpa carnosa e biancastra e dal sapore delicato e dolce, simile al carciofo, e vicino al gusto e alla consistenza della patata.
Fu introdotto in Italia nel secolo XVII. La sua origine non è ancora certa anche se prevale la tesi che sia originario delle praterie occidentali del Nord America dove cresce spontaneo.
Il suo nome deriva dal nome di una tribù del Brasile, paese da cui si pensava erroneamente che provenisse.
Le poche calorie e la quantità di fibre solubili lo rendono adatto all'alimentazione di convalescenti, anziani e bambini, oltre che di diabetici.


venerdì 14 gennaio 2011

Italians do it better


"Are you italian?"
Si avvicina tagliando diagonalmente il dancefloor con una camminata plastica accentuata da un leggero rallenty.
"Yes, and you?" digito laconica in attesa.
"I'm from Boston, Massachussetts."
E' alto, abbronzato, tatuato, rasato-trasandato, indossa una canottiera biancocrisiepilettica e dei pantaloni classici in Principe di Galles un po' larghi e stropicciati.
Sembra una via di mezzo tra un mezzofusto televisivo e il membro di una boy band.
"I'm sorry but I really have to ask you one thing I ask to every italian woman i meet...
"La tecnica di accalappiamento sembra perfettamente in linea col personaggio, o almeno credo, in realtà non mi è mai capitato di incontrare nè mezzifusti nè membri di boy band.
Uno dei punti di forza del cyberspazio è proprio il fatto che ti permette di vedere come sarebbero situazioni in cui altrimenti non ti troveresti mai, quindi ripongo dignità e pregiudizi e continuo a flirtare cautamente, eccentrica e scicchissima nel mio kimono post-punk nero.
"Shoot!" rispondo dosando il ritardo in modo da risultare sufficientemente multitasking.
"Well... could you tell me the Recipe of your Tomato Sauce?"
Qui il nostro segna un punto. Mi spiazza completamente spalancando almeno tre diversi scenari:
E' una casalinga disperata con un'invidia del pene irrisolta che sta testando il suo lato maschile (un po' convenzionalotto, diciamocelo) ma non riesce ad entrare nel personaggio fino in fondo.
- E' un seduttore feticista seriale con la fissa dell'Italia, del pomodoro o della cucina in genere (magari alle spagnole chiede la paella) e una volta ottenuto quel che cerca scompare nel nulla per farne un uso improprio in solitudine.
- E' un professionista del chatteggio e piroetta leggiadro in punta di luogo comune, creando abbinamenti inconsueti (tatuaggi-epilessia-pasta al sugo) che in fin dei conti acchiappano.
Se scorro rapidamente le mie abilità di cuoca, la mia femminilità e il mio innato patriottismo capisco che il momento per accaparrarsi la coccarda "donna italiana ottima cuoca" è qui ed ora e non ce ne saranno altri, mai più.
Decido quindi di farmi acchiappare e gli propino la mia versione della salsa di pomodoro, quella che di solito prende vita come uno zombie quando su frigo e dispensa sembra essere calata la maledizione di un'entità diabolica risvegliata da un conflitto termonucleare globale.

.....(A questo punto del post accade lo stesso strano fenomeno che nei vecchi telefilm di spionaggio .....faceva continuare in un italiano funestato da un accento posticcio e da inserti maccheronici una  ....conversazione iniziata in una lingua straniera.)

"Well, devo admittiwi kei non son capacci di fawi la salsa pawtendow dai tomatos fresky... qwindy uso la passata, the creamy one, not pezetony..."
"It's ok"
"First of all I make a soffrittow con un qwartow di piccola cipolla e un cookyayow di extra virgin olive oil..."
"Yes"
"Then I add mezo speekyow di alliow and a pair of atchewghi"
"Wonderful !"
"Then tomato sauce, a pair of olives, oregano, basilico..."
"Mmmmmmmmmmh..."      User is offline

Ecco fatto... sedotta e abbandonata dall'ennesimo playboy-feticista-seriale che non appena ottiene il suo trofeo scompare per sempre...
Per fortuna è fuggito prima che potessi rivelargli l'unico vero segreto della mia salsa splatter: un pizzico di bicarbonato per eliminare l'acidità del pomodoro.



martedì 4 gennaio 2011

La sposa abbandonata


Casa XII in Vergine, vuota.

Racconta la leggenda che il Bambino Dorato si spinse fin qui nella sua navicella alata. 
A quel tempo c'era ancora il mare.
Come tutti i bambini era alla ricerca del limite, la cosa che più di tutte ci fa crescere.
Stava volando ormai da dodici giorni ininterrottamente e presto il carburante sarebbe finito.
Invece arrivò qui e atterrò sulla spiaggia.
Il Vecchio Femmina mescolava le sue carte a gambe incrociate sulla sabbia, seguendo il ritmo delle onde.
Il Bambino gli si sedette di fronte interrogandolo telepaticamente sul proprio destino.
Il vecchio estrasse dieci carte e glielo indicò.
Su questa roccia, tra i cristalli di sale rosa, si possono ancora scorgere le vestigia di quell'incontro.
Molti vengono fin qui in pellegrinaggio, i peggiori sottraggono reliquie sperando di ottenere un qualche cenno sul loro sciagurato destino.

Nessuno sa che di quell'incontro il Bambino non comprese nulla tanto che non smise mai di interrogarsi nè di cercare il limite continuando a crescere senza invecchiare mai.
Forse il Vecchio Femmina era stato volutamente oscuro così che il suo pupillo potesse cercare all'infinito e assecondare così la sua natura.
O forse invece era proprio il Bambino ad essere fatto per non poter capire e per non arrendersi.

Quell'incontro cambiò tutto in modo che tutto potesse restare uguale, solo il mare svanì lasciandosi dietro un lungo strascico di sale rosa che prende il nome di Sposa Abbandonata.


lunedì 3 gennaio 2011

Drama Queen


Casa XI, Venere in Leone.

Rifarsi a un film di James Bond è talmente out che con l'accessorio giusto mi ridiventa avanguardia.
Con un atto di estremo coraggio dimostrerò di non temere il trito e ritrito, mi farò possedere dal banale e lo porterò in mezzo a loro... sono sempre così occupati a guardarsi le spalle che non opporranno alcuna resistenza ad un attacco frontale... combriccola di disadattati... ci divertiremo un sacco!

Ore 11 mi presento alla festa, mi apre P. in camicia e berretto da notte rosa cipria e un' enorme patacca di greggio che lo ricopre dallo sterno in giù, credo di intravvedere un cenno di saluto tra le rughe della fronte, sorrido e passo oltre... troooppa profondità e un costume a dir poco incomprensibile.
U. solleva lo sguardo dal congegno che sta riparando (non sta mai con le mani in mano, nemmeno alle feste!) è vestito da scienziato pazzo di Ritorno al Futuro, certo, da lui ci si poteva aspettare qualcosa in più... ma forse stiamo giocando allo stesso gioco... stupiamoli con l'ovvio!
Al bar trovo N. "travestito" (ahahah) da medium transgender e già discretamente brillo, mi trasmette telepaticamente un "sei bellissima" e "non scoprirai mai qual è il mio film" per poi continuare a bere e a mescolare i suoi tarocchi bisunti.
L. sta fumando una sigaretta al davanzale, la tenuta da Calamity Jane le dona molto... alleggerisce un po' quella sua aura da bambina abusata e vedova di guerra...
Appollaiata su uno sgabello G. è al bancone (oggi è femmina)... belle scarpe... complimenti... azzarda un nude look... peccato sembri in cerca di clienti...
Ed ecco M. statuario nella sua rivisitazione naif ma efficace di un "peplum" qualunque. Mi ha vista ma fa finta di nulla, probabilmente deve dissimulare un'improvvisa vampata di entusiasmo virile...
amore, come sei tenero quando ti scombussolo...
lo raggiungo alle spalle, gli sfioro un bicipite col seno e proseguo incurante la mia passerella.
S. il Vecchio sembra Keith Richards che interpreta Karate Kid, prende da sempre molto sul serio il suo anacronismo congenito. Passando lo sento sussurrare: "Bellezza e Giustizia conoscono il limite" al suo taccuino mp3.
S. il Giovane indossa un pigiama di seta bianca e ha in mano un white russian (sempre che non sia un latte caldo), ha prenotato il privé da dove può osservare tutti senza venir disturbato. Il suo sguardo perennemente malinconico mi stringe il cuore...
E poi c'è il piccolo M. che sgambetta instancabile da un punto all'altro della sala portando messaggi, facendo scherzi e raccontando aneddoti divertenti nella minuscola tuta da astronauta dorato.
Non appena mi vede annuncia a gran voce: "V. è qui, che la festa abbia inizio!"




domenica 2 gennaio 2011

No satisfaction


Casa X , Sole  in Cancro, Mercurio in Leone.

[segue da qui]

Il vecchio si ferma davanti alla vetrata orientale.
C'è una costruzione avveniristica che domina la sky line: una torre di controllo d'avorio di resina bianca e trasparente.
"Dovrei viverci io" pensa ad alta voce "non quel biondino senza midollo."
La struttura è in effetti abitata da un giovane uomo, o meglio da un ragazzo invecchiato.
Ora è anche lui alla finestra, nudo, beve un bicchiere di latte.
Si dice che abbia scelto la solitudine dopo una ferita d'amore.
Da allora la torre è impenetrabile e, di tanto in tanto, nelle ore notturne, si odono strani lamenti provenire dai piani interrati.
Il fungo ha una corona minore a mezzo fusto fatta di un materiale che all'alba e al tramonto si tinge d'oro. Negli appartamenti di quest'area inferiore vive un bambino, abilissimo manovratore di una minuscola navetta alata. Ogni giorno quando sorge il sole e la corona si tinge d'oro, il bambino decolla e compie spericolate evoluzioni tutt'attorno al fungo allietando gli occhi tristi del padrone di casa.

La mia casa è circolare, si trova in cima ad una torre impossibile da scalare e ammesso che qualcuno lo facesse verrebbe sicuramente annientato dal sistema di sicurezza. Le vetrate attraverso cui guardo il mondo sono specchiate.
Sono in pigiama, bevo un bicchiere di latte caldo.
Da quassù vedo tutto, domino il mondo che mi raggiunge sotto forma di eco.
Nel complesso, dall'esterno, il mio castello pare un fungo avveniristico, minimale e accecante.
Ora mi tolgo il pigiama e cammino, nudo, in cerchio. Ora corro, eppure resto fermo (la testa del fungo può ruotare).
La mia è un' inerzia da tapis roulant, fatico moltissimo senza spostarmi di un millimetro.
Due volte, stanco della solitudine, ho lasciato che qualcuno entrasse.
All'inizio fu bellissimo, mi sembrava quasi che l'ospite facesse parte di me.
Me ne stavo nudo al suo cospetto ed esaudivo i suoi desideri prima ancora che li esprimesse: per me era molto facile leggerli sul suo volto, nei suoi gesti o nelle parole che sceglieva.
L' ospite sembrava gradire, si metteva nelle mie mani lasciandosi accudire...
Ma non era in grado di ricambiare, non conosceva l'empatia e finiva ben presto con l'annoiarsi.
Quando questo accadeva sulle pareti del fungo si aprivano delle crepe e contemporaneamente io cominciavo a sanguinare.
Soffrivo tantissimo.
Insensatamente.
Ero costretto a rinchiudere l'ospite nelle segrete.
Continuavo a sentirlo urlare per anni.
Dopo tredici anni sono riuscito ad espellere il mio primo corpo estraneo sotto forma di perla.
Sono un' ostrica per palati raffinati, puoi ottenere il meglio da me violentandomi o torturandomi.
Odio lo champagne.
Nonostante la capacità di produrre perle e di saper soddisfare anche i gusti più difficili, alla fine preferisco starmene da solo.
Non credo esista qualcuno in grado di leggermi e di condividere nudo questo spazio circolare senza farmi sanguinare.
Questo è il mio dono.
Questo è il mio supplizio.






sabato 1 gennaio 2011

Pigiama Party


Un giorno arriva la mezza età e improvvisamente ti accorgi che la tua dolce trasandatezza non trasmette più l'effervescenza di una vita scapigliata ma sei semplicemente sciatta e invisibile. 
Il maglione sformato, la matita nei capelli e le occhiaie per la nottataccia non ti si addicono più come quando ne avevi 20. 
Allora cambi, cominci a truccarti anche se sei sempre stata acqua e sapone, impari a usare scarpe e vestiti scomodi e a non graffiarti con gli artigli che ti sei fatta crescere. 
La cosa funziona, collezioni sguardi, sorrisi e gesti galanti, con un po' di audacia anche qualcosa in più, ma non da chi ti vive accanto. Nella maggior parte dei casi Lui sembra non accorgersi di nulla, non fa complimenti, non esprime pareri e se lo fa sono critiche. Inutile agitarsi inguainate e in tacchi a spillo quando si è ormai da anni un confortevole quanto noioso porto sicuro.
Poi una mattina mentre giri per casa in pigiama, scalza e spettinata, pensando a quanto sarebbe piacevole lasciar perdere e adagiarsi finalmente nel grigiore, Lui alza un occhio dal giornale e ti dice: "Come sei... b o t t i c e l l i a n a  oggi."


giovedì 30 dicembre 2010

I can get no (satisfaction)


Casa IX , Saturno in Gemelli.

Il vecchio ha dei capelli improbabili, corti davanti e lunghi dietro, da turista tedesco anni '80, grigi, mossi, e una fascetta rossa in fronte, legata sulla nuca.
Indossa la casacca aperta di un' uniforme da karate, la t-shirt di un gruppo rock con sopra il simbolo di un tipo di LSD (tutta sgualcita e con le maniche tagliate), i pantaloni di un pigiama di flanella a scacchi e delle ciabatte infradito.
Misura a passi lenti e regolari la stanza, un rettangolo di vetro e acciaio con vista a 360° sulla metropoli.
Una scrivania anni '30, una lampada verde, un telefono di bachelite, una sedia presidenziale ergonomica.
Il resto dello spazio è libero e destinato alla riflessione peripatetica. "Arginare l' imprevedibilità." dice neutro al piccolo registratore mp3 attaccato al bavero del kimono.
Segue un lungo silenzio di passi e flip flap.
Squilla il telefono.
"Piegare il capriccio." 
Flip.
      Flap.
Flip.
      Flap.
Flip.
      Flap.

Driiin..........Driiin..........Driiin

Flip.
      Flap.
Flip.
      Flap.
Flip.
      Flap.

"Considerare una resa."

Flip.
      Flap.
Flip.
      Flap.

Driiin..........Dr "Sì, pronto..."

"Signor Conte, l'abbiamo trovata..."

Cloc.

Flip.
      Flap.
Flip.
      Flap.
Flip.
      Flap.


martedì 28 dicembre 2010

Romeo e Giulietta




Sale e mi si piazza accanto appoggiandosi alla barra bassa dell'area disabili, lungo, secco, zigomi affilati, capelli puntuti a memoria di forma, occhi pieni e neri da cartone giapponese.
Lei lo raggiunge dopo poco conficcandosi in un abbraccio serrato, gli stivaletti graziosi le danno un'andatura da cerbiatto appena nato. E' piccola, bionda, col trucco sbavato e i capelli spettinati in un raccolto a cipolla.
Si incolla senza esitazione all'inguine di lui, gli pianta il mento nello sterno e lo fissa dal basso con gli occhioni grigi e supplichevoli.Il bacio dura tre fermate poi lei scende senza parlare, uno sguardo breve attraverso il finestrino e nessun altro cenno.
Nessun sorriso.
L'autobus riparte e Mercuzio, fin qui muto, attinge al suo ampio repertorio di sciocchezze salva-maschio.
Ma l'amico non l'ascolta, stringe forte la barra puntellandosi coi piedi ancora troppo grandi. Ubriaco. Stravolto. Silenzioso.


mercoledì 8 dicembre 2010

Rimedio contro il singhiozzo

Dicevano che qualcuno mi stava pensando. La cosa mi riempiva di gioia, una specie di palla calda all'altezza del cuore, tanto che per un po' me ne dimenticavo.
Ho letto recentemente che:  
Il senso della nostra esistenza è dato proprio dal fatto che qualcuno ci pensa. Se solo per un attimo dovessimo credere di non essere nella mente di qualcuno che ci ama, molto probabilmente non riusciremmo a vivere e l'esistenza diventerebbe insopportabile. [...]
Fin quando la nostra esistenza sarà materializzata nella mente di qualcuno, potremmo essere certi di vivere.
Quando questo non avviene, quando il pensiero di nessuno ci sorregge, la nostra esistenza si "affloscia", proprio come se noi fossimo pupazzi riempiti d'aria che hanno bisogno di un costante soffio per tenersi in piedi.
A. Carotenuto,  L'anima delle donne.
Dicevano che qualcuno stava pensando proprio a me e facendolo giocavano sporco, e molto.
Come avrei potuto lamentarmi del singhiozzo a quel punto?
Era il prezzo (irrisorio) da pagare (a chi?) per il fatto di essere pensata.
Era un incidente di percorso dovuto all'insufflazione dell'anima.
Subivo quindi di buon grado, tentando di scoprire, attraverso giochini cabalistici fatti di lettere, numeri, formule e filastrocche, chi mi stesse sottoponendo a quel bocca a bocca telepatico e maldestro.
Ma i singulti non accennavano a diminuire e, nonostante io non me ne lamentassi più, assorta come ero nelle mie indagini esoteriche, infastidivano gli astanti che cominciavano a porgermi sacchetti in cui respirare o bicchieri d'acqua o mi sorprendevano alle spalle urlando e facendomi sobbalzare.
Ma come? Ora dovevo smettere? E perchè?
Ero felice di essere pensata, (chissà, forse addirittura amata!) e loro invidiosi e stanchi di sentire ribadita la mia condizione ad ogni hic! si agitavano in lungo e in largo affinchè la cosa smettesse.
Ero stanca di starli a sentire, il loro chiacchiericcio intralciava la mia ricerca magica e silenziosa del misterioso pensatore.
Mi tappai le orecchie mentre mi facevano bere a forza l'ennesimo bicchier d'acqua.
Il singhiozzo svanì.
Da quel giorno quando qualcuno mi pensa mi fischiano le orecchie.


Rimedio contro il singhiozzo: tapparsi le orecchie e bere un bicchier d'acqua. Serve una cannuccia o l'aiuto di qualcuno.


sabato 13 novembre 2010

Picnic al cimitero


Casa VIII in Toro, vuota.

Sebbene l' hotel sorgesse sopra ad un antico cimitero, (in giardino si intravvedeva ancora lo spigolo di qualche pietra tombale ricoperto dal muschio) nessun soggiorno venne mai rovinato da incidenti soprannaturali indesiderati.
Le camere, confortevoli e insonorizzate, garantivano nottate appaganti qualunque fosse il modo in cui si volesse trascorrerle.
I pasti, rigorosamente a buffet, erano serviti all'aperto e spesso i clienti sceglievano di consumarli seduti sull'erba a mo' di picnic.
Mai nessuno lamentò improvvise folate gelide o inquietanti sussurri notturni.
I morti si dimostravano ospiti squisiti, sopportavano serenamente il continuo andirivieni sulle loro teste, gioivano delle risate dei vivi e palpitavano per i loro sussurri amorosi.
Non avevano alcun interesse a spaventare chi ogni giorno rischiarava la loro monotona esistenza sotterranea.
I tramonti erano sempre spettacolari lassù, i clienti vi assistevano cenando affrettandosi a salire in camera non appena si faceva buio per non rubare nemmeno un minuto all'ebbrezza dell'intimità.
Era allora che i morti uscivano, quando i vivi, ubriachi di cibo, d'amore, e di bellezza non avrebbero mai potuto accorgersi di loro. Riordinavano veloci tutto quello che era stato messo fuori posto e allestivano banchetti lussureggianti per il giorno dopo.
Poi tornavano sotto, a godersi le briciole.




domenica 31 ottobre 2010

In guerra e in amore...


Casa VII, Marte in Ariete.
Il pavimento di resina imprigiona a perenne memoria i suoi trofei.                                                         
Ogni mattina, camminandoci sopra coi piedi poderosi, da lottatore, ricorda e rinnova l'orgoglio di quelle conquiste.
La camerata è spoglia, in centro la branda a due piani, poco più in là la panca ginnica, l'elmo e lo scudo lucenti in una teca sulla parete rosso scuro, la spada in terra, a portata di mano.
Egli è alto, forte, muscoloso, atletico.
Riccioli neri, villosità opportune.
Vive nudo, del resto è giunto qui per primo: le regole da rispettare sono le sue.
Ama prenderle in contropiede. Le sfida appostato contro vento a mascherare il suo odore, esse ribattono e si scoprono, captarne il punto debole è un attimo, le stringe a sè e con un soffio alla giugulare le trasforma in brividi e mollezze.
Si fa spazio dentro loro facendole avvampare grate e inebriate dalla sua semplice forza.
Poi, dopo l'ultima resa, sfila con un dito i sostegni metallici delle concave corazze lunari e li butta in terra ricoprendoli di resina il mattino dopo quando esse, come la luna, saranno già tramontate.
Tra tutte però una rimane e ossessiona.
Seppe replicare al soffio giugulare, pronuncia parole che generano turgore, non difende le sue grazie con semicerchi metallici, vive nuda e senza trofei.
[continua...]


domenica 24 ottobre 2010

Ibrida

Casa VI, in Pesci, vuota.
spazio incompiuto... limite sbrecciato... per fare una torta devi rompere le uova e sperare che non suoni il campanello...
Questo corpo ha una forma sinuosa... se ti attaccano accusa il colpo e sorridi... gli elementi chiedono accesso dagli occhi... stupire l'avversario ponendosi al suo servizio... dal naso, dalle orecchie, dalla bocca, a seconda del loro compito e del loro status.
cambiare colonna sonora...
Nella testa dalle lunghe chiome ha sede la centrale operativa... a fare più operazioni contemporaneamente si perde tempo e qualità... le linee di produzione sono situate lungo gli arti... ora sorridigli socchiudendo un po' gli occhi... nel tronco lo stoccaggio materiali e lo smaltimento scorte.
lascialoandarelascialoandarelascialoandare dopo tredici anni ritornano
Rilevo uno spazio segreto...
Se ignori la risposta approfondisci la domanda.
tra il magazzino e il depuratore...
Se ignori l'argomento ascolta in silenzio per due minuti e ventotto secondi.
capace di far germogliare e crescere, ma solo in caso di estremo rispetto del protocollo...
Poi inventa una scusa e vattene.

Prospererai nell'equilibrio e nella misura.
Fine della storia.

giovedì 21 ottobre 2010

Ce soir

Casa V, Giove in Acquario.
La luce rossa le ammorbidisce le curve e i lineamenti.
E' generosa ed ha una certa età.
Pare stia fissando proprio me appollaiata sul suo alto sgabello, ma forse è un' illusione ottica, come quegli affreschi che ti seguono con lo sguardo quando ti sposti.
Indossa dei sandali argentati dal tacco importante e affusolato, unghie rosso corallo, mutandine bianche molto ridotte e sgambate. Null'altro.
Mi fissa chiusa dentro la sua vetrina, a suo agio, sorridente, mentre qua fuori si gela.
Mi fa cenno di prendere la cornetta qui sulla destra e inserire il gettone.
Sono incerto, tentenno, lei mi piace e ho voglia ma...
Accanto allo sgabello un telefono bianco attaccato alla parete rosa. Stacca il ricevitore e lo accarezza con le lunghe dita, le unghie laccate, lo avvicina alla bocca (pezzo di frutta che vorrei succhiare) sorride, con l'altra mano si attorciglia i capelli, lunghi, biondi, lisci.
Parla, ma da qui fuori non posso sentirla se non alzo la maledetta cornetta.
Penso che forse non è giusto, che questa cosa non ha senso, che sarei solo un membro di passaggio tra le sue cosce, una pratica da sbrigare in mezz'oretta.
Eppure non riesco ad andarmene né a toglierle gli occhi di dosso.
Lei continua a sorridermi per nulla spazientita.
Prendo in mano la mia voce e sussurro "Tutto questo non è giusto" attraverso la cornetta gelida.
Lei ride "Ti sembra forse un tribunale?"
"Io, io non posso, non riesco..."
"Forse non ti piaccio abbastanza?"
"No, no, tutt'altro... è che..."
"Che?"
"Che non so come fare."
Lei riattacca e apre la porta a vetro facendomi entrare.

[continua...]