domenica 6 febbraio 2011

Mito-storia




Il vecchio re Atamante rimaneva sempre chiuso nelle buie stanze del suo palazzo. Aveva stretto un alleanza segreta con una potenza sotterranea, ma in cambio di potere e ricchezza era stato confinato a vita nelle stanze del suo palazzo, senza poter mai vedere la luce del sole. Pesanti tessuti oscuravano le finestre, mentre torce perennemente accese illuminavano le stanze. Le cinque figlie del re invece amavano il sole, e trascorrevano tutto il giorno a giocare sulla spiaggia che costeggiava la dimora reale, sempre scortate da un grande toro nero. Il motivo di questa presenza non era mai stato svelato alle fanciulle, che avevano accettato il guardiano, anche se preferivano rimanere ad una certa distanza. Solo Taureia, la più giovane delle figlie,  osava avvicinarsi  con curiosità.
Un giorno il re annunciò alle figlie che sarebbero giunti a palazzo i  pretendenti per sostenere la prova dell'arco, superata la quale si sarebbero celebrate subito le nozze. Ma Taureia voleva che nulla cambiasse nella sua vita. Quel giorno sulla spiaggia arrivò a pochi passi dal toro guardiano, nei cui occhi  vide  balenare un riflesso dorato. Indietreggiò confusa e scappò via ritornando dalle sorelle che giocavano.
L'indomani si presentò a palazzo uno straniero, alto con i capelli ambrati che non aveva mai tagliato, chiedendo di sostenere la prova dell'arco e la mano della figlia più giovane. Il re acconsentì. La prova consisteva nel colpire tre bersagli posti a grande distanza nella vasta sala del trono rischiarata soltanto dalla luce vacillante delle torce. Il giovane centrò i tre bersagli al primo colpo.
Taureia si sentì perduta e fuggì dal palazzo. Fuori  trovò il toro che davanti a lei  s'inginocchiò e la prese in groppa. L'animale partì al galoppo e corse all'impazzata fin dove la spiaggia terminava dove  alte rocce cadevano a picco sul mare. Si diresse sicuro verso un punto ed entrò in una grotta che si apriva con una volta altissima, sotto la quale stava un trono vuoto. Taureia si sentì al sicuro, e stanca delle emozioni si distese dove la roccia era più liscia e si addormentò. Sognò  lo straniero dai lunghi capelli ambrati che le faceva cenno di avvicinarsi, negli occhi dell'uomo brillava sinistro un riflesso.
Si svegliò spaventata. Cercò di alzarsi in piedi ma si accorse con orrore di non avere più piedi ma zoccoli. Si mise sulle quattro zampe e notò che al posto del trono c'era un toro bianco con le corna ornate da una filigrana d'oro che scendeva come una chioma fino a terra. Disperata si infilò in un cunicolo che si apriva negli anfrattti, e non si fermò fino a che il passaggio sbucò fuori, sulla spiaggia. Poco distanti le sue sorelle stavano  silenziose senza giochi. Corse verso di loro chiedendo aiuto con i suoi muggiti. Le fanciulle accolsero la vitella che piangeva e commosse la portarono a palazzo.
Il vecchio re se ne stava cupo e irato per la fuga della figlia più giovane, e oscuramente temeva la vendetta del suo potente alleato segreto per le nozze mancate. Come vide l'animale e le figlie, il suo cuore gelò dal terrore. Si avvicinò e riconobbe la luce dorata che brillava negli occhi della vitella.
Il sovrano cadde in ginocchio colpendosi il petto e imprecando. Ordinò ai servi di tirare giù tutte le pesanti tende che oscuravano le finestre e di spegnere le torce. I servi eseguirono in fretta, e come la luce del sole inondò le sale del palazzo, il vecchio re si accasciò a terra coprendosi gli occhi, annichilito dai raggi, mentre la vitella cadde su un fianco restando immobile. Dalle spoglie dell'animale uscì Taureia che abbracciò piangendo le sorelle. Il toro guardiano non si trovò più.
Il palazzo divenne la reggia delle cinque principesse che amavano l'aria e il sole. Il trono rimase vuoto perchè non appena qualcuno, re o regina , vi si fosse seduto avrebbe immediatamente evocato l'alleato sotterraneo che sarebbe ritornato per oscurare la reggia con la sua cupa luce dorata.

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