Luna opposta a Nettuno
- Lo senti ora?
- Si, si lo sento, ma a che mi serve? E' lontano, irraggiungibile. Non posso farci niente. Sono impotente. Ricevo, ricevo. Mi fa male la testa.
- Allontanati dal dolore, respira con tutto il corpo, respira con tutti gli altri corpi, li senti?
- No. Sento solo che mi si sta spezzando il cuore. Smettila. Voglio dormire.
- Li sognerai e se non impari a respirarci assieme, continueranno a farti del male. Soffrirai assieme a loro, gioirai di qualcosa che non ti appartiene in quel modo. Canterai canzoni allegre nelle serate intrise della tua malinconia.
- Smettila! A me basta sentire quelli a me vicino. E' sufficiente. So che sono loro e posso aiutarli
- Non è compito tuo aiutarli. Non ha senso che tu ti rinchiuda nel tuo guscio, troppo facile cara mia! Devi sentirli tutti e distaccartene. Dammi la mano.
- Non vedo mani qui. Sento solo un gran rumore nella testa e il cuore in petto che batte di paura.
- Ahahahahahah! che carina! Ha paura Lei. Non si può parlare con te oggi. Vai a farti un paio di giri di danza va! Ne riparliamo.
Selene si era alzata incazzata nera quel giorno. Andò alla Caverna col fiatone. Aveva bisogno di ballare. Non sapeva bene perché. Era il suo corpo a spingerla. La sua mente era confusa e agitata. Ecco il tamburo, il flauto. C'era festa in giardino. Iniziò a danzare, sempre più veloce, girava e il vento si sprigionava dai suoi vortici. Le persone attorno a lei si moltiplicavano come in un gioco di specchi. Erano sempre di più. Erano gli avventori, gli abitanti, gli uomini, i pianeti. Giravano tutti in un caleidoscopio di colori e di forme. Sentì il cuore in petto grande come un universo intero. Pianse di gioia e lentamente sempre più piano, si fermò; salda al terreno. Come un fiume nel suo letto scorreva il respiro nel suo corpo. Prendendo fiato sorrise. Si addormentò. E lo sognò di nuovo. Non era mai uguale. Ma era lui. Le parlava come se si fosse sistemato dentro di lei. La voce parlava dentro la sua bocca semiaperta nel sonno. Un pizzicorino appena. Poi la sentiva sussurarle nell'orecchio:
Lo vedi bene che ce la fai. Basta attraversarlo. Lo senti bene che il dolore non è quello che ti attanagliava prima.
Felice, su quelle ultime sue note, Selene si lasciò andare al sonno profondo accovacciata nel frattempo sotto l'ombra dell' ulivo.
Dormi dormi piccolina canticchiava tra sé e sé. Gli piaceva ogni tanto fare il buon padre. Rise. Il giorno dopo le avrebbe dato il Bu! Buongiorno nel palmeto. Non gli avrebbe resistito. Non all'inizio. Ci sarebbe caduta come una polla. Si sciolse i capelli e si levò la maglia.


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shake baby shake
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