giovedì 21 ottobre 2010

Ce soir

Casa V, Giove in Acquario.
La luce rossa le ammorbidisce le curve e i lineamenti.
E' generosa ed ha una certa età.
Pare stia fissando proprio me appollaiata sul suo alto sgabello, ma forse è un' illusione ottica, come quegli affreschi che ti seguono con lo sguardo quando ti sposti.
Indossa dei sandali argentati dal tacco importante e affusolato, unghie rosso corallo, mutandine bianche molto ridotte e sgambate. Null'altro.
Mi fissa chiusa dentro la sua vetrina, a suo agio, sorridente, mentre qua fuori si gela.
Mi fa cenno di prendere la cornetta qui sulla destra e inserire il gettone.
Sono incerto, tentenno, lei mi piace e ho voglia ma...
Accanto allo sgabello un telefono bianco attaccato alla parete rosa. Stacca il ricevitore e lo accarezza con le lunghe dita, le unghie laccate, lo avvicina alla bocca (pezzo di frutta che vorrei succhiare) sorride, con l'altra mano si attorciglia i capelli, lunghi, biondi, lisci.
Parla, ma da qui fuori non posso sentirla se non alzo la maledetta cornetta.
Penso che forse non è giusto, che questa cosa non ha senso, che sarei solo un membro di passaggio tra le sue cosce, una pratica da sbrigare in mezz'oretta.
Eppure non riesco ad andarmene né a toglierle gli occhi di dosso.
Lei continua a sorridermi per nulla spazientita.
Prendo in mano la mia voce e sussurro "Tutto questo non è giusto" attraverso la cornetta gelida.
Lei ride "Ti sembra forse un tribunale?"
"Io, io non posso, non riesco..."
"Forse non ti piaccio abbastanza?"
"No, no, tutt'altro... è che..."
"Che?"
"Che non so come fare."
Lei riattacca e apre la porta a vetro facendomi entrare.

[continua...]

0 commenti:

Posta un commento