lunedì 31 gennaio 2011

Storia dell'alto e del basso










Stavo parlando con la segretaria quella mattina. I problemi sono tanti e quotidiani, ed avere qualcuno con cui parlarne è sempre utile. Mi ha mostrato il nuovo sistema di entrata e uscita  che il suo ufficio ha provveduto ad installare. Un portello basculante 20x20 in alluminio, posto a quattro centimetri da terra. Ha fatto una prova davanti a me,  appoggiandosi al bordo con le mani, si è tirata su e spingendo con la testa,  è passata dall'altra parte, dove sta  la sua stanza di  lavoro.  Poi è ritornata fuori in corridoio, con la stessa facilità. E' molto agile perchè ha solo 16 centimetri, dai piedi fino alla cima della testa. Io ne ho 20, e mi muovo più lentamente. Avendo l'attaccatura delle mani proprio alle orecchie, è avvantaggiata rispetto a me che le ho più basse. Per noi senza corpo i capelli non sono  una questione di poco conto. I suoi sono di un bel color rame intenso, scalati e folti,  ma un po' toccano il pavimento. Io invece li tengo a caschetto, sempre ben tagliati per non tirare su la polvere. La messa in piega li gonfia,  producendo un effetto vela, e quando cammino non sono spedita.
Noi senza corpo siamo ricercati dalle ditte e dagli uffici perchè siamo pensiero e azione. L'azienda deve apportare alcune ovvie modiche, come la scrivania o il telefono o l'attaccapanni, ma il tutto è disponibile nei negozi di giocattoli. Ci deve essere una porta apposta per noi,  con lo stesso sistema per far uscire ed entrare i gatti da casa,  non costa neanche tanto. Non c'è bisogno d'altro, nè macchinetta per il caffè, nè servizi igienici, nè sedie. Per il  nostro sostentamento basta acqua zuccherata all' 1.5%. Stavamo appunto chiedendoci  io e la segretaria se prendere una tazzina d'acqua insieme, quando è successo.
Se la giornata è interrotta da un evento imprevisto, è molto serio. Nella nostra condizione siamo sensibili agli eventi improvvisi. Il giorno è come la trama di un tessuto dove i fili si intrecciano ordinati, e se interviene qualcosa di traumatico, i fili si spezzano e qualcuno di essi vaga nel vuoto. Il nostro equilibrio ne resta toccato. Non avendo corpo, non siamo in grado di controbilanciare i traumi con la massa. Essere pensiero e azione significa non avere le interferenze  tipiche somatiche, e questo ci rende molto apprezzati.  E' una condizione privilegiata, ma ha i suoi aspetti negativi.
Quando all'improvviso è arrivata di corsa quella donna, e trafelata ci ha detto di chiamare un'ambulanza perchè una ragazza era caduta dal tetto, è stato un colpo.
La segretaria si è infilata subito dal portello basculante per andare a telefonare e chiedere i soccorsi, mentre io ho scambiato due parole con la donna.  E' difficile parlare con qualcuno guardando in basso il pavimento, lo so. Al contrario io non ho problemi,   guardo sempre negli occhi la persona con cui parlo, e questo tranquillizza molto.
Ho chiesto alla donna di raccontarmi l'accaduto. Aveva visto una ragazza camminare sul tetto di coppi,  con degli scarponi assolutamente inadatti, molto grossi e piatti. Ad un tratto era scivolata sulle tegole, non era riuscita ad aggrapparsi al cornicione,  ed  era andata giù. Siamo rimaste ad aspettare l'arrivo dell'ambulanza, perchè non c'era altro da fare. La segretaria ci ha raggiunto  passando svelta attraverso il portello basculante ed è rimasta a guardarci inquieta da dietro i suoi grandi occhiali con la montatura verde scuro.
Mentre si aspettava in silenzio, mi domandavo perchè andare a passeggiare sul tetto con un corpo e scarpe inadatte. Quelli che hanno corpo tendono a salire e a fare cose incongruenti,  l'ho già notato. A loro piace l'alto, il panorama, il sovrastare. Penso sia una conseguenza dell'avere una massa tra la testa e i piedi. Noi che ne siamo privi, non abbiamo mai il pensiero di salire. Loro invece sono portati per le cose contraddittorie.  Sto raccogliendo delle prove in tal senso,  mi piace studiare i normali. Ho domandato anche a quella donna se le piaceva l' alto. Naturalmente sì,  abitava al sesto e ultimo piano. 
All'improvviso ho visto la trama e l'ordito di quello che era accaduto. C'era un disegno, come in un tappeto, ma nascosto tra fatti apparentemente slegati. Avevo bisogno di fare due domande alla donna.
Aveva forse visto qualcosa di artistico la sera prima? Sì, rispose, in un gelido teatrino off off. Aveva cenato dopo, molto tardi,   in un posto alto, tipo soffitta o mansarda? Sì, mi disse sgranando gli occhi in basso verso di me.   Ma come avevo indovinato?  L'alto e la sua fenomenologia è il mio campo di ricerca. Ho una mia teoria.

mercoledì 26 gennaio 2011

Giulietta e Romeo


Prima di entrare conta sempre fino a tre e prende un respiro profondo, non può prevedere cosa troverà oltre la porta e quanto tempo impiegherà prima di chiudersela alle spalle uscendo. Sa soltanto che dovrà sforzare un po' la voce per far sentire bene il suo saluto a tutti i presenti e che dovrà tenere la schiena dritta e la guardia alzata.
Lo stanzone mal arredato e male illuminato funge da centro di coordinamento delle attività dell'area, al suo interno un fax, una fotocopiatrice malconcia, una macchina da scrivere e una decina di uomini.
Come sempre si girano a guardarla, chi più chi meno insistentemente, e dopo un breve silenzio minaccioso riprendono a sbraitare le loro trivialità.
Tutti meno uno.
Dimostra molti anni più di suo padre...ed...è...il...sovrano...indiscusso di quell' ufficio obsoleto.
Non appena la vede le si fa incontro, supera abbondantemente la distanza di cortesia e stringendole un braccio con quel tocco rigido e tremulo insieme che hanno le mani dei vecchi senza nemmeno salutarla esclama stentoreo: "Sii la mia Giulietta, sarò il tuo Romeo!"
Silenzio. Occhi puntati. Vediamo un po' che gli risponde la pollastra.
Ma la pollastra, che poi sarei io, non sa veramente cosa rispondere a un'assurdità del genere piovuta dal nulla con una certa prepotenza.
E' talmente vicino che sento il suo odore invadente di carne stantia.
Distolgo lo sguardo, in un angolo il calendario omaggio di un' azienda di prodotti plastici, seminascosto da una giacca, lascia intravvedere la drastica scelta depilatoria di una ninfetta rozza e mal truccata.
Sono in imbarazzo. Faccio l'errore di arrossire.
Il vecchio se ne accorge: "Guardatela, arrossisce! O Giulietta, ti prego, cala la tua treccia e fammi salire!"
La mano rugosa mi tira piano i capelli, gli uomini ridono, la pollastra tace.
Ecco cosa ha fatto partire il filmino nella tua testa. Cambierò pettinatura. Peccato che approssimazione e senescenza ti facciano confondere Giulietta con Raperonzolo...
Riesco a sottrarmi e a sferrargli un' occhiataccia prima di farmi strada verso il fax.
"Uh! Ma come siamo suscettibili! Mica ho fatto nulla di male..."
Già, nulla di male, perchè mi arrabbio tanto? E' solo il gioco innocente del gatto col topo (mica si può andare contro natura), é solo un anziano un po' viscido che elargisce complimenti raffazzonati e vicinanze non richieste per sentirsi ancora prestante di fronte alla platea dei buzzurri sottoposti. E' solo che il ripetersi di questa scena ad ogni mio ingresso da quella porta ha fatto sì che oggi, anche nella mia testa, partisse un filmino in cui ti riduco al silenzio stringendo forte una treccia attorno al tuo collo raggrinzito, brutto vecchiaccio.
Ecco perchè mi arrabbio tanto.

venerdì 21 gennaio 2011

Storia più corta di un sms

Sono un sms fallito. Ho freddo, sono stanco, non ho dormito. Aspetto il magistrato. Un errore grave, l'articolo 4, tradimento del destinatario. Non so come, sono andato dalla signorina Pamela anzichè dalla signorina Silvia Carsetti.  Sono incappato in una geometria tra il punto X,  da dove sono partito alle undici e mezza di sera,  e le due signorine S e P. Una volta mi sono perso, ho scontato un mese nel deposito Z. Non è questo  il caso. Spero nelle attenuanti,  l'ora tarda e il sovraccarico notturno. Sono inquieto, non ho fatto nulla, ma sono preoccupato. Vorrei  una cosa breve. 
Quanto mi sento innocente ?  Non so dirlo. A volte mi piace deviare, un poco. Voltarmi, per guardare. Roba bionda, castana,  morbida, elegante, anche non bella. Comunque, dopo torno diritto, e arrivo dal destinatario forse due secondi dopo, o tre. Sono abbastanza affidabile. Mi stanca pensare. Mi dispiace.  

giovedì 20 gennaio 2011

Strudel Imperiale




La differenza tra uno strudel comune e quello che vi proponiamo sta nella stoffa. Dovete considerare l'involucro del dolce come una pelle che dovrà essere fine e morbida come quella di una principessa. E siccome ciò che distingue una sguattera da una principessa è il tempo, dovete dedicare alla lavorazione la giusta lentezza nel miscelare gli ingredienti per la pasta.

Poco alla volta, setacciando prima la farina, aggiungere con finta indifferenza cucchiai tre d'acqua tiepida e due di olio d'oliva (alternati), nella fontana che avrete predisposto. Con una forchetta amalgamate girin girello chiara di un uovo e pizzico di sale, affossando un po' il centro della fontana con timidi sbaffi di farina, ma poco tipo melmetta. Fate un giro più larghetto fino a far un impasto più densetto, e di botto coprite con ciò che resta della farina, lavorando a palla rapidi.

In una pentola fate bollire dell'acqua, buttatela, asciugate l'interno della pignatta, ed adagiatevi in riposo la palla di pasta, con un tappetino di carta forno, coprite, mezz'ora di sauna.
Bagnetto in ciotola e acqua calda per l'uvetta. 

Finita la sauna, la palla di pasta va stesa con mattarello su strofinaccio (pulito) infarinato. Fino al trasparente. Se è difficile da tirare, avete sbagliato.

Incremate di burro sciolto la pasta stesa con pennello da cucina, generosamente. Segue il ripieno di mele, cannella, pinoli, uvetta sciacquata, messo a cumulo allungato, liberi i bordi. Aiutandovi con lo strofinaccio, fate rotolo, chiudete estremità, tagliate se avanzano membrane vuote. In casseruola da forno in acciaio inossidabile imburrata, va rotolo di nuovo dipinto di burro sciolto, riccamente.

In forno preriscaldato a 190° 40 minuti. E' senza zucchero aggiunto, a salvaguardia della vostra glicemia. Gli irriducibili facciano piovere da un passino dello zucchero a velo sopra.

Tiepido, o il giorno dopo. Servito à la princesse con panna semi-montata. W l'impero!

mercoledì 19 gennaio 2011

Haiku grigio



sì sono mogia
ma come avevo già detto
me la bevo tutta la mogiezza
come una crema all'uovo
alcolica

Serial Kitchen - Episode 1 - Topinambùr



A questo punto toglietelo dalla plastica.
Sarà sodo, marroncino-violaceo, senza ammaccature o lesioni. 
I migliori sono quelli allungati, rosati e lisci.
Lavatelo e spazzolatelo con cura per eliminare le impurità poi raschiatelo fino a spellarlo.
Depezzatelo. 
Fate attenzione perchè è un po' viscido e può sfuggire di mano.
Buttateci sopra del sale e poco olio.
Il fuoco e un abile lavoro di polso riusciranno ad ammorbidirlo.
L'intera operazione può prendere dai trenta ai sessanta minuti, molto dipende dalla vostra abilità col coltello e dalla vivacità della fiamma che avete scelto di usare.


Bon appétit !







topinambur colTopinambùr* : è un tubero commestibile, dalla polpa carnosa e biancastra e dal sapore delicato e dolce, simile al carciofo, e vicino al gusto e alla consistenza della patata.
Fu introdotto in Italia nel secolo XVII. La sua origine non è ancora certa anche se prevale la tesi che sia originario delle praterie occidentali del Nord America dove cresce spontaneo.
Il suo nome deriva dal nome di una tribù del Brasile, paese da cui si pensava erroneamente che provenisse.
Le poche calorie e la quantità di fibre solubili lo rendono adatto all'alimentazione di convalescenti, anziani e bambini, oltre che di diabetici.


martedì 18 gennaio 2011

Storia corta di un sms



Aspettava nell'ufficio del magistrato, lo sguardo stanco e lento.
Era incappato nel peggiore dei reati che un sms potesse commettere. Un affare serio aver tradito  il destinatario di un messaggio.  Nella storia della giurisprudenza soltanto il giudice G. aveva tentato un' interpretazione più mite del tradimento, ma il clamore delle proteste lo aveva costretto a lasciare  l'incarico.
Non sapeva come fosse accaduto. Il messaggio destinato alla signorina Silvia C. lo aveva portato alla signorina Pamela L. Forse si era assopito, vista l'ora tarda, o pensieri cupi  l'avevano gravato.
Vane giustificazioni. Nessuno poteva dire di essere del tutto innocente. Sperava di difendersi, tuttavia. 
La porta si aprì ed entrò il magistrato, si sedette,  lo guardò  e chiese:
"In che percentuale si ritiene  innocente ? 50% 70% o 100%?"
"70%" rispose, ma si pentì di aver parlato. 
"Vada avanti, spieghi." disse il magistrato.
Rimase in silenzio. Qualcosa aveva fatto, ma non era niente.  Per strada, si girava. Come voltare le carte su un tavolo da gioco,  le silouette di spalle,  per vedere il davanti. Curiosità, nient'altro. Dopo tornava diritto, perdeva al massimo due o tre secondi. Per il resto, era affidabile. A parte quell'altra volta, d'estate,  ma non contava. Era vacanza,  qualche sguardo in più. Poi tornava diritto. Almeno nel breve periodo.
Era stanco. Si rannicchiò sulla sedia. Il magistrato uscì e richiuse la porta.

storia più corta