martedì 18 gennaio 2011

Storia corta di un sms



Aspettava nell'ufficio del magistrato, lo sguardo stanco e lento.
Era incappato nel peggiore dei reati che un sms potesse commettere. Un affare serio aver tradito  il destinatario di un messaggio.  Nella storia della giurisprudenza soltanto il giudice G. aveva tentato un' interpretazione più mite del tradimento, ma il clamore delle proteste lo aveva costretto a lasciare  l'incarico.
Non sapeva come fosse accaduto. Il messaggio destinato alla signorina Silvia C. lo aveva portato alla signorina Pamela L. Forse si era assopito, vista l'ora tarda, o pensieri cupi  l'avevano gravato.
Vane giustificazioni. Nessuno poteva dire di essere del tutto innocente. Sperava di difendersi, tuttavia. 
La porta si aprì ed entrò il magistrato, si sedette,  lo guardò  e chiese:
"In che percentuale si ritiene  innocente ? 50% 70% o 100%?"
"70%" rispose, ma si pentì di aver parlato. 
"Vada avanti, spieghi." disse il magistrato.
Rimase in silenzio. Qualcosa aveva fatto, ma non era niente.  Per strada, si girava. Come voltare le carte su un tavolo da gioco,  le silouette di spalle,  per vedere il davanti. Curiosità, nient'altro. Dopo tornava diritto, perdeva al massimo due o tre secondi. Per il resto, era affidabile. A parte quell'altra volta, d'estate,  ma non contava. Era vacanza,  qualche sguardo in più. Poi tornava diritto. Almeno nel breve periodo.
Era stanco. Si rannicchiò sulla sedia. Il magistrato uscì e richiuse la porta.

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