Prima di entrare conta sempre fino a tre e prende un respiro profondo, non può prevedere cosa troverà oltre la porta e quanto tempo impiegherà prima di chiudersela alle spalle uscendo. Sa soltanto che dovrà sforzare un po' la voce per far sentire bene il suo saluto a tutti i presenti e che dovrà tenere la schiena dritta e la guardia alzata.
Lo stanzone mal arredato e male illuminato funge da centro di coordinamento delle attività dell'area, al suo interno un fax, una fotocopiatrice malconcia, una macchina da scrivere e una decina di uomini.
Come sempre si girano a guardarla, chi più chi meno insistentemente, e dopo un breve silenzio minaccioso riprendono a sbraitare le loro trivialità.
Tutti meno uno.
Dimostra molti anni più di suo padre...ed...è...il...sovrano...indiscusso di quell' ufficio obsoleto.
Non appena la vede le si fa incontro, supera abbondantemente la distanza di cortesia e stringendole un braccio con quel tocco rigido e tremulo insieme che hanno le mani dei vecchi senza nemmeno salutarla esclama stentoreo: "Sii la mia Giulietta, sarò il tuo Romeo!"
Silenzio. Occhi puntati. Vediamo un po' che gli risponde la pollastra.
Ma la pollastra, che poi sarei io, non sa veramente cosa rispondere a un'assurdità del genere piovuta dal nulla con una certa prepotenza.
E' talmente vicino che sento il suo odore invadente di carne stantia.
Distolgo lo sguardo, in un angolo il calendario omaggio di un' azienda di prodotti plastici, seminascosto da una giacca, lascia intravvedere la drastica scelta depilatoria di una ninfetta rozza e mal truccata.
Sono in imbarazzo. Faccio l'errore di arrossire.
Il vecchio se ne accorge: "Guardatela, arrossisce! O Giulietta, ti prego, cala la tua treccia e fammi salire!"
La mano rugosa mi tira piano i capelli, gli uomini ridono, la pollastra tace.
Ecco cosa ha fatto partire il filmino nella tua testa. Cambierò pettinatura. Peccato che approssimazione e senescenza ti facciano confondere Giulietta con Raperonzolo...
Riesco a sottrarmi e a sferrargli un' occhiataccia prima di farmi strada verso il fax.
"Uh! Ma come siamo suscettibili! Mica ho fatto nulla di male..."
Già, nulla di male, perchè mi arrabbio tanto? E' solo il gioco innocente del gatto col topo (mica si può andare contro natura), é solo un anziano un po' viscido che elargisce complimenti raffazzonati e vicinanze non richieste per sentirsi ancora prestante di fronte alla platea dei buzzurri sottoposti. E' solo che il ripetersi di questa scena ad ogni mio ingresso da quella porta ha fatto sì che oggi, anche nella mia testa, partisse un filmino in cui ti riduco al silenzio stringendo forte una treccia attorno al tuo collo raggrinzito, brutto vecchiaccio.
Ecco perchè mi arrabbio tanto.


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