IX casa in aquario, abitata da Giove, Marte in uscita
Immaginate se il Principe Siddharta, una volta
scoperta l'illusione del palazzo, la prigione dorata in cui era rinchiuso per proteggerlo dal male del mondo, presa la decisione di lasciare i suoi beni e mettersi in viaggio, avesse trovato al posto della foresta, della fame e della povertà, la Via della Seta.
La Via della Seta con tutta la sua magnificenza organizzativa: una strada spianata, lunga, vasta ma piena di caravanserragli dove trovare ristoro.
La Via della Seta con tutta la sua magnificenza organizzativa: una strada spianata, lunga, vasta ma piena di caravanserragli dove trovare ristoro.
Fu proprio questo che accadde al Re degli Dei. Zeus. Occhiata la situazione sotto ai suoi piedi, istigato dalle voci ataviche dall'alto dei cieli superiori, posò la corona, mise da parte le sue saette e decise di partire alla ricerca della verità, di mondi diversi e genti nuove, arcistufo delle beghe tra Olimpo e uomini lì sotto.
Di chi era il Signore Lui? Era veramente un Re? Ma per piacere! Basta ciarpame.
Di chi era il Signore Lui? Era veramente un Re? Ma per piacere! Basta ciarpame.
Come S. Francesco da lontana dimensione gli suggerì, si denudò: era decisamente bello, possente, sguardo fiero; gli sarebbe bastato uno straccetto addosso per trasformarsi nel pellegrino, pronto a testare le difficoltà della via, della vita. Non dovette nutrirsi di bacche né rischiare l'assideramento per poi capire che anche quello era illusorio. No. Le voci ataviche l'avevano istigato: una bella strada spianata. Terra battuta. E' una strada perfetta, dove puoi ritrovarti anche perdendotici.
Saltò.
Il primo passo, il piede nudo sulla terra umida fu già un viaggio. Sentì le vibrazioni della crosta terrestre, i movimenti del centro magmatico mentre il suo corpo possente si dissolveva, o meglio come avrebbe scoperto poi, si ampliava ad ogni respiro sino a comprendere il cosmo intero.
Il primo passo, il piede nudo sulla terra umida fu già un viaggio. Sentì le vibrazioni della crosta terrestre, i movimenti del centro magmatico mentre il suo corpo possente si dissolveva, o meglio come avrebbe scoperto poi, si ampliava ad ogni respiro sino a comprendere il cosmo intero.
L'aria lo gonfiava sino a portarlo dove aria non c'era più.
Il freddo del tempo immemore passato in questa forma espansa lo ricompattò dov'era. E iniziò veramente a camminare. Riuscì senza sforzo a godere di quel cammino meno espanso, più caldo e compattato in carezze intramuscolari, ritmato da incontri casuali e necessità terrestri, come l'acqua, l'ombra, il riposo.
I caravanserragli disseminati a breve distanza non erano tutti uguali. Non v'era certezza che lì si sarebbe trovato ristoro ma chi osava chiedere, ne usciva sempre vittorioso. Ognuno era stato costruito e poi gestito da genti molto diverse. La cosa che li accomunava è che erano aperti a tutti, a tutti quelli che ne avessero bisogno purché rispettassero il luogo e gli altri; si poteva dormire e mangiare ma non bivaccare a lungo e solo se in cambio si offriva denaro, servizio, un dono.
Zeus trovava geniale questo sistema, e si perse volentieri con chiunque vedesse indeciso e spaurito fermo davanti a quei caravanserragli che sembravano più ostici, perché meno visibili, scavati piuttosto che malconci, scuri, fortificati da mura chiuse; lui si sentiva a casa, non più solo. Godeva nel percorrere questo cerchio, la via della seta ti riportava prima o poi al punto da dov'eri partito; ma quel punto non era mai uguale a se stesso, lo riconoscevi solo se ci prestavi molta attenzione. Se ritrovavi il brivido del primo passo.
Non fu questo che accadde ad un altro nobile animo sulla Via, l'irruento cavaliere, bello, nobile d'animo e schizzato come un giovane che ancora non sa calibrare bene la sua forza e i suoi movimenti. Egli galoppava innervosito cercando di uscire da quel nastro senza fine, dove lui non trovava tra i pellegrini i giusti avversari né fragili donzelle sperdute da salvare né tanto meno il brivido del nuovo inizio. Ma ogni volta che toccava il limite della via, lo coglieva, inesorabile, un senso di sconfitta; così ritornava sui suoi passi, scendeva e procedeva a piedi.
Dopo tante sconfitte, una sera mentre guardava il sole tramontare, decise di donare il cavallo al caravanserraglio dove quella notte si sarebbe fermato a riposare. Prima di coricarsi, mentre beveva al pozzo, si vide riflesso e incerto. Fu come una scarica elettrica. Per la prima volta si sentì veramente forte. Il suo più temibile avversario non poteva essere che se stesso, inafferrabile nel movimento dell'acqua. Si asciugò la bocca con la manica. Quell'acqua gli ribollì nello stomaco. Il mattino dopo l'avrebbe ritrovata, l'avrebbe cercata negli occhi di quelli con cui avrebbe iniziato nuovamente a camminare.


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