martedì 11 gennaio 2011

Nel bel mezzo del suo regno



X casa in Pesci sente l'ombra di Marte al MC


Rideva l'architetto, rideva a crepapelle: Era una casa molto carina senza soffitto, senza cucina, non si poteva andarci dentro perché non c'era il pavimento. Non lo si poteva vedere, ma qua e là arrivavano gli echi delle sue risate. Era riuscito a costruirla! una casa che non c'era. L'idea gli era venuta usando l'inchiostro simpatico del quale non potevi provare l'esistenza con gli occhi soltanto. Un buco nero. Potevi sentirne solo l'attrazione e se eri lontano, solo un pizzicorino a fior di pelle forse, un istante di tempo che non riuscivi a collocare, qualcosa che non era mai la stessa cosa. E c'era sempre da ridere. Ma dal ridere si era quasi annegato quando con passo risoluto era entrato quel giovane bellicoso digrignando tra i denti un sonoro: Sono arrivato! vieni fuori se ne hai il coraggio! con la spada nel mentre aveva sollevato il telo nero e che faccia, che espressione assurda gli si era stampata in volto quando si era specchiato, l'attimo prima di perdere l'equilibrio e precipitare nel baratro tappezzato di specchi. Si soffocava quasi dalle risate. Non era riuscito a smettere di ridere neanche quando il giovane, Mario il suo nome, era risalito in superficie e si era seduto a guardarlo a gambe incrociate galleggiante nel vuoto. La fatica della risalita l'aveva premiato, si era visto in ogni sfaccettatura e ora guardava quel vecchio irriverente con mitezza, sorridendo. Era deciso a farselo amico e maestro.

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