
XI casa, Mercurio in Ariete e Sole in Toro
La sabbia bianca, impalpabile, calda faceva da culla al mio corpo totalmente abbandonato a quel piacere immobile. Il sole riscaldava ancora l'atmosfera, l'aria non era rarefatta né pregna di umidità.
Non c'era vento ma si sentivano circolare correnti impercettibili che mi facevano respirare bene e senza sudare. Ero distesa, la mia pelle a pieno contatto con quei minuscoli granelli che sfuggivano tra le dita. Le onde s' infrangevano tranquille con ritmo lento e gorgoglii gioiosi mentre cercavo di vedermi come una tartaruga gigante e lasciavo vagare lo sguardo ora sul confine tra terra e acqua segnato dalla spuma delle onde, ora sulla lontana linea sopra la quale iniziava il cielo.
Il cielo è proprio infinito, pensavo, è lo stesso, proprio lo stesso laggiù e quassù, sopra me ora supina, pancia all'aria che roteo gli occhi. E' senza confini il cielo sopra la terra, non è come quaggiù dove è tutto segmentato da orrendi confini squadrati e cementificati che dividono la stessa terra, la stessa gente, la stessa lingua. In cielo non hanno potuto costruire queste brutture. Certo le hanno immaginate, misurate, calcolate, ma non sono riusciti a dividerlo, non materialmente.
Che buono il sale sulle labbra, lo sento irradiarsi in tutti i miei nervi. L'oro bianco lo chiamavano.
Com'è bella questa spiaggia. Mi piacciono i bambini che giocano in lontananza, la vastità che l'avvicina al cielo, almeno quello da me visibile, e che ti dà la possibilità di avere un po' di privacy sia al sole che all'ombra del palmeto.
Che donna particolare, pensava Ermes, guardando la sagoma accovacciata sulla sabbia. Piegata così sembra una tartaruga. Coma fa a muoversi così poco? Certo gli amici erano tutti lì intorno, ma il mondo è così vasto, vario e vicino specialmente in questi tempi tecnologici. Certo che se non ci fosse lei ad abitare questa lingua di terra, non sarebbe la stessa cosa, non si poteva negarlo. Aveva gusto e tutte modifiche che aveva apportato erano confortevoli: la casa sul limitare del palmeto, le amache, i capanni, le pietre per i fuochi attorno a cui passare le serate. Certo erano tutte idee sue ma lei le aveva realizzate e con gran gusto, certo, meno della metà di quelle che avrebbe fatto lui ma quel che c'era era venuto bene e a ben guardare, forse, aveva scelto di concretizzare proprio le idee giuste. La qualità più che la quantità. A Ermes questo piaceva, anche se non riusciva a smettere di incalzarla. Del resto condividevano la stessa lingua di terra.
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