Un grande pozzo, profondo dalla circonferenza importante si apriva nelle viscere della terra e si sviluppava in altezza anche sopra la superficie terrestre nella forma di una torre in vetro, un grattacielo circolare con un ascensore al centro.
Ogni piano era composto da una grande stanza circolare. Era un luogo da vertigine.
Le stanze che si sviluppavano sotto la superficie, il basamento dell'edificio, il pozzo, erano chiaramente buie, umide, claustrofobiche ma nello stesso tempo per qualcuno potevano fungere da ventre materno: attraverso lo spesso vetro si indovinava il colore della terra. Quella appena sotto la superficie era addobbata invece da tendaggi color rosso cupo. Lì sembrava di sentire il movimento del magma, il ribollire della lava.
Le stanze nella torre invece erano inondate da una luminosità accecante.
Non si capiva a cosa potesse servire una costruzione del genere. Si erano alternati due architetti. Ai piano alti era stato fatto un tentativo di suddividere lo spazio in spicchi per poter appoggiare almeno qualche mobile a delle pareti dritte, e non doverli prendere tutti su misura.
Si godeva di un'ottima vista era dir poco. Da quelle vetrate sembrava tutto bello, ci si poteva perdere una vita intera semplicemente a guardare il cielo, la città,
le colline lontane, le attività degli uomini là fuori. Non faceva voglia di uscire, ti prendeva piuttosto la smania di fotografare tutto e tutti. Era stuzzicante anche fotografare sé stessi tra le mille sfumature di luci che si rifrangevano specialmente la notte.
Certo si rischiava di diventare parte della struttura: il risucchio plumbeo del vetro.
Si poteva realmente captare l'intero mondo da lì ma che altro fare? Una casa di cura o una di perdizione? Certo per i gatti che vi abitavano era entrambe.
Lui passava troppo tempo nei piani alti.
Il primo piano con anello esterno che fungeva da poggiolo per stare all'aria aperta era molto più salutare. Il risucchio plumbeo del vetro si faceva sentire meno e ti veniva più energia per fare le cose di ogni giorno e per relazionarti con i piedi a terra.
Alto, biondo capello lungo e fluente. Una sorta di vichingo dai lineamenti gentili e rarefatti. Non si potevano distinguere i capelli dai raggi del sole quando vi si stagliava contro. Non si riusciva a capire con certezza nemmeno se fosse uomo o donna. Vecchio o giovane.
Stava lì imprigionato da quella struttura che pur offriva veloci mezzi di spostamento per muoversi, sia verticalmente grazie all'ascensore, sia su una linea orizzontale, provvista per uscire ed entrare di comodi tapis roulant e silenziose porte scorrevoli.

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