domenica 21 novembre 2010

La scatola sperduta



Casa II, Cancro con spruzzatina di Leone, vuota.

Un bunker futuristico, un cubo di metallo, forse di qualche lega si ergeva isolato in una piana appena collinosa. La sua forma squadrata spiccava tra tutte quelle dolci curve anche se era stato costruito nella parte concava del paesaggio.
Scendendo e girandoci intorno si notava un' unica porta aperta tra pareti che da vicino non erano omogenee come potevano sembrare dall'alto: erano coperte di muschi e licheni.
Non era in uno stato di abbandono, forse appena un po' trascurato. Una scala a pioli esterna in metallo portava sino al tetto sul quale avrebbe potuto atterrare un elicottero.
Per entrare si doveva passare attraverso una solida porta a vetri che anche se era spesso aperta non veniva oltrepassata dai più grazie all'aspetto poco invitante dell'edificio.
Aveva qualcosa che ricordava anche i magazzini delle vecchie miniere forse perché, appena mimetizzate dalla terra, si intravvedevano ancora delle rotaie; seguendole con lo sguardo non era difficile immaginare un viavai di carrelli metallici cigolanti.
All'interno, il vuoto del piano terra lasciava spazio ad un primo livello straordinariamente ricco di oggetti insospettabili per un posto del genere: ordinatamente appesi in lunghe file si vedevano vestiti di ogni foggia illuminati dalla luce naturale che filtrava attraverso degli oblò.
Al secondo piano ci si ritrovava in un vero e proprio salotto completo di ogni comfort, dalle poltrone ai tavoli, dai quadri alla televisione; non mancava né il telefono, né il computer e da lì si aveva accesso al resto dell'appartamento, funzionale ma avvolto in assurde tappezzerie e vaporosi tendaggi color pesca. La cucina era ricca di ninnoli e cimeli sparsi per i vari ripiani.
Non era abitato, solo abitabile. Era stato costruito in modo lunatico da qualcuno che si era perso in corso d'opera nei suoi pensieri, nei suoi ricordi, o che forse solo per pigrizia non era riuscito a concludere il progetto iniziale. Chi era ? un uomo? una donna abbandonata piuttosto che una donna in fuga? un figlio ribelle? Quel che è certo è che ogni tanto questo qualcuno in qualche modo continuava ad apportare dei piccoli e casuali cambiamenti, oggetti, colori, stoffe, fotografie, lettere.. e lo faceva con discrezione, probabilmente la notte. La luce del sole non vedeva la sua ombra.

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