martedì 30 novembre 2010

Geometrie e terremoti


Casa IV  in Vergine, Plutone in Bilancia sulla cuspide d'uscita.

Ermete disse Sì, senza pensarci su. L'aver ottenuto quell'appalto lo esaltava più di quanto non si vedesse. Quale onore, quale magnifico e nobile lavoro lo attendeva: progettare una casa di famiglia.
Certo era un lavoro di responsabilità, per un attimo tentennò. Ne sarebbe stato all'altezza?
Quella notte la sua mente tracciò linee sulle pareti del sogno: pareti, porte, scale. Il mattino mentre beveva il caffè scribacchiò velocemente sul suo taccuino le idee e le immagini che erano venute a trovarlo poco innanzi mentre gongolante era ancora disteso nel letto. Si recò in ufficio, poggiò il taccuino sulla scrivania e venne sommerso dal solito brusio di telefoni, segretarie, richieste, appuntamenti. Dott. Ermete, Le dispiacerebbe rivedere il progetto della piscina per disabili? ma certo che no. E' richiesta la sua presenza ai lavori sul lago. Si certo.
Un'ombra lo rabbuiò. Non avrebbe dovuto accettare quel nuovo appalto. Non ce l' avrebbe mai fatta. Signorina, telefoni la prego e rimetta in gioco il dottor Virgilio per la casa di famiglia. Ah signorina.. Mi faccia il favore di prendere un appuntamento con lui, voglio consegnargli il taccuino riposto nella scrivania, con i miei appunti a riguardo. Grazie.
Si sedette, finalmente solo; chiuse gli occhi. L'entusiasmo era scemato vertiginosamente. Prese le cartelle dei vari progetti in fieri accatastati per terra a fianco della scrivania, guardò le scadenze. Non poteva lasciarsi andare. Si mise al lavoro. Una cosa per volta... forse ce l'avrebbe fatta.
Il giorno dopo mentre stava meticolosamente preparando un plastico, apprese che il dottor Virgilio non poteva assumersi quel compito, rinunciava all'appuntamento e all'appalto e che se ne avesse avuto bisogno il collega sarebbe stato disponibile solo tra qualche mese.
Posso farlo e lo farò. Nell'urgenza si riesce sempre a creare al meglio!
Qualche tempo dopo...
Ermete camminava rumorosamente sul pavimento in marmo lucido del salone al primo piano. Le piastrelle erano state poste in modo talmente preciso che al primo colpo d'occhio pareva trattarsi di un'unica grande lastra. Le scanalature erano assenti. Certo non era tanto luminosa ma le grandi finestre aiutavano. La scala a chiocciola con passamano in ferro battuto, stile liberty era stato l'unico suggerimento di Virgilio. La scala portava alla taverna con accesso al giardino. C'erano tante stanze e un bagno enorme. L'effetto finale era un po' freddino ma lui sembrava non accorgersene, stava già pensando al nuovo lavoro in città.
C'era riuscito. Anche la casa di famiglia era stata ultimata. Alle rifiniture ci avrebbe pensato il proprietario che sarebbe andato ad abitarla. Non era riuscito a scoprire chi sarebbe stato.
Mr P amava i grandi spazi ma odiava le grandi finestre. Non raccontò mai a nessuno di quella casa. Era stata la prima; ci si era piazzato per un po', aveva fatto mettere delle tende alle finestre e ci aveva fatto dei festini top secret. Ben presto però decise di spostarsi. Non riusciva a sentirsi a proprio agio e continuava a sognare qualcosa di più composito, un' ambiente più confortevole e curato. Un pavimento meno scivoloso, una privacy maggiore, una maggior libertà di movimento: lì si sentiva come un elefante in un negozio di cristalli.. troppe stanzette, soffitti bassi, materiali troppo lucidi e delicati. Troppe linee troppo precise, voleva una torre rotonda grande non quella scaletta a chiocciola striminzita che ti faceva fare sempre lo stesso giro.
Un giorno semplicemente quelle linee lo fecero innervosire più del dovuto. Uscì chiudendosi la porta alle spalle.
Dietro lui rimase la tanto amata opera di Ermete appena un po' incrinata nella struttura.


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