martedì 4 gennaio 2011

3. La svolta





comicia da qui

Gentile Claire,

Lei capirà. Sono costretta a qualcosa di definitivo perchè gli ultimi eventi non mi lasciano altra scelta. Devo chiudere lo studio e rinunciare alla sua preziosa collaborazione. Non la consideri una catastrofe nel senso comune del termine, ma una trasformazione. Lei è una donna concreta e sono certa troverà una sistemazione soddisfacente per le sue ottime qualità. Come dimenticare la cura che mi ha dedicato in questi anni ripulendo lo studio dai gingilli e dalle sgradevolezze che i miei pazienti lasciavano in giro? Ho potuto contare sulla sua impeccabile capacità di rimettere tutto a posto, togliendo di mezzo ogni traccia che le alterazioni mentali che mie pazienti volevano installare nella nostra tranquilla giornata. L'equilibrio si è rotto grazie all'infausto atto del cuoco che ha finalmente incontrato la sua ossesssione, una"sogliola gigante" nel l signor Rapigota, morto come un pesce predisposto alla cottura, ossessionato a sua volta dalla "sogliola felice". In sincronicità perfetta le due ossessioni si sono agganciate. Tenga conto di questo dettaglio, Gentile Claire, non è eros e thanatos la notte della mente, ma thanathos e restaurant. Meglio bere, quindi, perchè è più etico, come essere vegetariani, e non sfiora quel click sul codice violento e sacrificale che ci contraddistingue tutti. Non mi sento responsabile ma semplicemente pedina. Mi trasferisco alle Isole Tuamotu, dove ho una piccola proprietà. Non desidero ricevere comunicazioni. Le consento di usare il mio numero soltanto nel caso Lei si trovi in seria difficoltà. La mia banca provvederà a tutto
cordialmente,
dott.ssa Otile

La sposa abbandonata


Casa XII in Vergine, vuota.

Racconta la leggenda che il Bambino Dorato si spinse fin qui nella sua navicella alata. 
A quel tempo c'era ancora il mare.
Come tutti i bambini era alla ricerca del limite, la cosa che più di tutte ci fa crescere.
Stava volando ormai da dodici giorni ininterrottamente e presto il carburante sarebbe finito.
Invece arrivò qui e atterrò sulla spiaggia.
Il Vecchio Femmina mescolava le sue carte a gambe incrociate sulla sabbia, seguendo il ritmo delle onde.
Il Bambino gli si sedette di fronte interrogandolo telepaticamente sul proprio destino.
Il vecchio estrasse dieci carte e glielo indicò.
Su questa roccia, tra i cristalli di sale rosa, si possono ancora scorgere le vestigia di quell'incontro.
Molti vengono fin qui in pellegrinaggio, i peggiori sottraggono reliquie sperando di ottenere un qualche cenno sul loro sciagurato destino.

Nessuno sa che di quell'incontro il Bambino non comprese nulla tanto che non smise mai di interrogarsi nè di cercare il limite continuando a crescere senza invecchiare mai.
Forse il Vecchio Femmina era stato volutamente oscuro così che il suo pupillo potesse cercare all'infinito e assecondare così la sua natura.
O forse invece era proprio il Bambino ad essere fatto per non poter capire e per non arrendersi.

Quell'incontro cambiò tutto in modo che tutto potesse restare uguale, solo il mare svanì lasciandosi dietro un lungo strascico di sale rosa che prende il nome di Sposa Abbandonata.


lunedì 3 gennaio 2011

2. Dove si parla di catastrofe




comincia da qui

“Le comunichiamo che la sua sogliola è bruciata. Era l'ultima. La dispensa è vuota. Il cuoco se n'è andato. Il maitre ed io abbiamo esaurito le ore straordinarie. Il riscaldamento è spento. Ci dispiace ma la sua permanenza al Louis XIV è giunta al termine. Buonasera.”

La nebbia cala all'improvviso su place Dauphine. Un uomo esce dal lussuoso ristorante Louis XIV, e si incammina stringendosi il bavero al collo. E' mezzanotte, la strada è deserta, e i suoi passi risuonano sotto le arcate della Colonnade. Fa freddo, il silenzio è rotto soltanto dai suoi passi. L'uomo si volta per vedere se ci sia qualcuno alle sue spalle. Nessuno.  Sta per oltrepassare l'ultima arcata, quando viene afferrato al collo e immobilizzato con le braccia dietro la schiena. Un uomo con un passamontagna nero lo spinge con violenza contro il muro, puntandogli un coltello alla gola.

“Allora, eccoti qua. Vediamo se adesso ti metti a sbraitare “La mia sogliola.... la mia sogliola..”! Vedi caro, la tua soglioletta s'è bruciata, anzi l'ho bruciata di proposito, appena ti ho sentito predicare al maitre e così e cosà sulla sogliola felice e idiozie del genere. Sai come si pulisce un pesce ? Bisogna bucargli la pancia e svuotarlo, sennò sa di merda. Ecco così.” L'uomo dal passamontagna affonda con forza il coltello sotto l'ombelico della vittima, lo estrae, spinge il corpo a terra. Ripulisce accuratamente il coltello con un tovagliolo bianco, lo ripone in una custodia nera, e si avvia all'ultimo metrò per tornare a casa.

Alle ore 16.00 di quello stesso giorno,  il cuoco suona al numero 4 di rue Moufetard, sale al quarto piano, la segretaria bionda e secca apre la porta e  lo introduce nello studio. Seduta dietro un'ampia scrivania la dottoressa Otile  gli fa cenno di accomodarsi sul lettino. L'uomo si stende e resta in silenzio. La dottoressa lo osserva attentamente, e tace. Passano così quaranta minuti. Poi trascorso il quarantunesimo minuto:
“Ho seguito il suo consiglio” dice il cuoco. “Ho finalmente pulito il pesce come avevo sempre sognato.”
“Molto bene – risponde la dottoressa Otile – e questa volta come l'ha cucinato?”
“Era una sogliola troppo grande, l'ho lasciata a terra.”
“Si sente meglio oggi? “ chiede la dottoressa.
“Sento la necessità di esprimerle la mia riconoscenza,  e c'è soltanto un modo. Cucinerò per Lei stasera dato che il Louis XIV è chiuso,  saremo soli e ho già....”
“ Lei sa bene che non è assolutamente possibile. La seduta è finita. Ci vediamo il prossimo mercoledì.” risponde freddamente la dottoressa Otile.
“Ma vede – continua il cuoco – io ne ho bisogno. C'è qualcosa che non le ho detto ancora.”
“Lei sa bene che non è assolutamente possibile. Ci vediamo il prossimo merc.” replica seccamente la dottoressa.
“Deve capire– continua il cuoco –che ho DOVUTO pulire la sogliola gigante. E tuttavia è caduta a terra, ed io non ho una teglia o una padella di quelle dimensioni. Capisce?”
“Lei sa bene che non è assolutamente possibile. Ci vediamo.”
“So di aver sprecato una sogliola gigante, ma bisogna affrontare nuove sfide, come lei mi ripete spesso. Accetti il mio invito, la prego.”
“Lei sa bene che non è assolutament “
Con uno scatto fulmineo il cuoco raggiunge la scrivania, afferra la donna e la immobilizza legandola in pochi istanti con una corda da barca che estrae dal giubbotto. Le attacca sulla bocca un adesivo a forma di cuore.
“Adesso stammi a sentire. Quando dico che ho bisogno di parlarti, devi stare ad ascoltarmi senza fare storie.” La dottoressa annuisce seduta sulla sedia con la corda che le sega il taillleur rosa capelvenere.
“Ho ucciso il signor Rapigota. Il proprietario dell'azienda agricola “Sogliola Felice”. Sai perchè ?” chiede il cuoco affranto.
La dottoressa annuisce seduta sulla poltrona di pelle nera, mentre le corde le segano le gambe morbidamente avvolte nelle calze trasparentissime color scoiattolo.
“Mi tormentava.” dice il cuoco torcendosi le mani.
In quel momento la segretaria bussa alla porta dello studio, preoccupata per il protrarsi della seduta , si affaccia e chiede:”Tutto bene dottoressa?”
La dottoressa annuisce seduta sulla poltrona mentre le corde le strizzano il seno spinto all'insù dal balconcino color pervinca che quella mattina indossa sotto il tailleur. La segretaria richiude educatamente la porta.
“Mi ossessionava – continua il cuoco – mi torturava, mi martirizzava, mi affliggeva........”
La dottoressa annuisce seduta sulla poltrona, mentre le corde le premono la vescica tesa a ormai metà della  giornata. E c'era ancora l'altra metà,  con l'aperitivo al Tabac Fontaine, la cena dal Tuscany, l'after dinner alla Boulle Verte, il night club L'indifferent, e un ultimo sorso al bistrot Millet. La dottoressa Otile abbassa lo sguardo sul libro appoggiato sulla scrivania,  La teoria delle catastrofi,  aperto a pagina 6.
“Una catastrofe è un “salto” da uno stato a un altro, un cambiamento: dal mutamento nel corso degli eventi a una trasformazione di forma. René Thom ha individuato sette catastrofi elementari che rappresentano i sette modi più semplici in cui può avvenire una transizione di questo tipo. Esse possono essere rappresentate da diagrammi che mostrano gli stati stabili sotto forma di punti, linee o superfici. Le sette catastrofi elementari sono: piega, cuspide, coda di rondine, farfalla, ombelico iperbolico, ombelico ellittico, ombelico parabolico.”
Alza lo sguardo: il paziente si è addormentato su lettino. La dottoressa Otile preme con il piede destro un pulsante che sta sul pavimento sotto la scrivania. Dopo un attimo entra la segretaria bionda e secca, che si avvicina, la slega, riavvolge le corde, le toglie l'adesivo dalla bocca.
“Grazie Claire, può andare adesso.” La dottoressa si liscia il tailleur sui fianchi, si aggiusta le calze. Apre il cassetto più basso della scrivania, ne estrae una bottiglia di Chartreuse con cui riempie una tazza vuota, quella con cui Claire le ha servito il tè alle dieci. Osserva il paziente che dorme e pensa che la catastrofe è arrivata, puntuale, precisa. Una modesta e  insignificante variazione nella giornata di un cuoco ha provocato una cascata di punti, tracciato altre linee, e cambiato  il diagramma. Non si sente responsabile di ciò che è accaduto. Era  il paziente a voler parlare e riparlare  di quel sogno ossessivo, la sogliola gigante.  Una ventina di sedute, non di più. Adesso dorme beato e sembra guarito. Così pensa la dottoressa Otile mentre finisce la tazza di Chartreuse.



Drama Queen


Casa XI, Venere in Leone.

Rifarsi a un film di James Bond è talmente out che con l'accessorio giusto mi ridiventa avanguardia.
Con un atto di estremo coraggio dimostrerò di non temere il trito e ritrito, mi farò possedere dal banale e lo porterò in mezzo a loro... sono sempre così occupati a guardarsi le spalle che non opporranno alcuna resistenza ad un attacco frontale... combriccola di disadattati... ci divertiremo un sacco!

Ore 11 mi presento alla festa, mi apre P. in camicia e berretto da notte rosa cipria e un' enorme patacca di greggio che lo ricopre dallo sterno in giù, credo di intravvedere un cenno di saluto tra le rughe della fronte, sorrido e passo oltre... troooppa profondità e un costume a dir poco incomprensibile.
U. solleva lo sguardo dal congegno che sta riparando (non sta mai con le mani in mano, nemmeno alle feste!) è vestito da scienziato pazzo di Ritorno al Futuro, certo, da lui ci si poteva aspettare qualcosa in più... ma forse stiamo giocando allo stesso gioco... stupiamoli con l'ovvio!
Al bar trovo N. "travestito" (ahahah) da medium transgender e già discretamente brillo, mi trasmette telepaticamente un "sei bellissima" e "non scoprirai mai qual è il mio film" per poi continuare a bere e a mescolare i suoi tarocchi bisunti.
L. sta fumando una sigaretta al davanzale, la tenuta da Calamity Jane le dona molto... alleggerisce un po' quella sua aura da bambina abusata e vedova di guerra...
Appollaiata su uno sgabello G. è al bancone (oggi è femmina)... belle scarpe... complimenti... azzarda un nude look... peccato sembri in cerca di clienti...
Ed ecco M. statuario nella sua rivisitazione naif ma efficace di un "peplum" qualunque. Mi ha vista ma fa finta di nulla, probabilmente deve dissimulare un'improvvisa vampata di entusiasmo virile...
amore, come sei tenero quando ti scombussolo...
lo raggiungo alle spalle, gli sfioro un bicipite col seno e proseguo incurante la mia passerella.
S. il Vecchio sembra Keith Richards che interpreta Karate Kid, prende da sempre molto sul serio il suo anacronismo congenito. Passando lo sento sussurrare: "Bellezza e Giustizia conoscono il limite" al suo taccuino mp3.
S. il Giovane indossa un pigiama di seta bianca e ha in mano un white russian (sempre che non sia un latte caldo), ha prenotato il privé da dove può osservare tutti senza venir disturbato. Il suo sguardo perennemente malinconico mi stringe il cuore...
E poi c'è il piccolo M. che sgambetta instancabile da un punto all'altro della sala portando messaggi, facendo scherzi e raccontando aneddoti divertenti nella minuscola tuta da astronauta dorato.
Non appena mi vede annuncia a gran voce: "V. è qui, che la festa abbia inizio!"




1. Tutto comincia da una gita




Oggi con la maestra Mirella siamo andati a visitare un'azienda agricola. Prima di arrivare ci siamo fermati a un autogrill, dove ciascuno di noi ha comprato la merenda, secondo le istruzioni. Dopo pochi chilometri siamo arrivati all'azienda agricola “Sogliola Felice”. Abbiamo chiesto perchè si chiama così, ma la maestra non ci ha risposto. Allora  lo  abbiamo chiesto al padrone, un signore con due grandi sopracciglia a cespuglio, che teneva sempre aggrottate. Invece di rispondere alla nostra domanda, il signor Rapigota ci ha portato nella saletta per i visitatori dove ha parlato di quanto sia importante non mangiare carne al giorno d'oggi, e per dimostrarlo ci ha mostrato un video sulle incrostazioni di acido urico che hanno le arterie delle persone carnivore. Le vene erano foderate da stalattiti e stalagmiti come una grotta.  Siamo usciti in silenzio molto impressionati.
La seconda cosa che abbiamo visitato è stato il punto di ristoro alternativo, il bar  K,  dove alcuni lavoratori si riposavano al banco bevendo delle bibite beige. Qui ci siamo divertiti perchè sui muri c'era una mostra di fotografie e disegni,  in cui si vedevano tanti mostriciattoli,  e anche degli scarafaggi sul vestito di una signora, e altre cose che non abbiamo capito. Abbiamo chiesto ai signori seduti se potevano spiegarci delle figure,  ma  hanno continuato a sorseggiare i loro bicchieri con liquido beige,  fissando l'unica parete vuota.
Il signor proprietario della “Sogliola Felice” dopo ci ha fatto visitare il luogo dove si produce la fettina vegetale, delle grandi vasche con un liquido di colore beige che viene mescolato continuamente. La maestra ci ha detto che le fettine vegetali sono molto utili al nostro organismo. Poi abbiamo fatto una pausa per fare merenda, dopo la quale siamo tornati a casa con la corriera. Questa gita è stata molto interessante,   a parte il signor Rapigota, che è un tipo strano. Infatti, quando stavamo mangiando i nostri panini, chi di salame, chi di prosciutto, ci guardava severamente e sputava a terra. Un mio compagno di classe,  Terenzio, che sta sempre una mano infilata nei pantaloni, gli ha fatto le boccacce, il signore si è offeso e gli ha mollato una sberla con lo schiocco, tanto che Terenzio non ha più detto una parola dopo. La maestra ha fatto finta di niente. Lei è vegetariana, e i vegetariani tra di loro si difendono sempre, come insegna la storia.

domenica 2 gennaio 2011

No satisfaction


Casa X , Sole  in Cancro, Mercurio in Leone.

[segue da qui]

Il vecchio si ferma davanti alla vetrata orientale.
C'è una costruzione avveniristica che domina la sky line: una torre di controllo d'avorio di resina bianca e trasparente.
"Dovrei viverci io" pensa ad alta voce "non quel biondino senza midollo."
La struttura è in effetti abitata da un giovane uomo, o meglio da un ragazzo invecchiato.
Ora è anche lui alla finestra, nudo, beve un bicchiere di latte.
Si dice che abbia scelto la solitudine dopo una ferita d'amore.
Da allora la torre è impenetrabile e, di tanto in tanto, nelle ore notturne, si odono strani lamenti provenire dai piani interrati.
Il fungo ha una corona minore a mezzo fusto fatta di un materiale che all'alba e al tramonto si tinge d'oro. Negli appartamenti di quest'area inferiore vive un bambino, abilissimo manovratore di una minuscola navetta alata. Ogni giorno quando sorge il sole e la corona si tinge d'oro, il bambino decolla e compie spericolate evoluzioni tutt'attorno al fungo allietando gli occhi tristi del padrone di casa.

La mia casa è circolare, si trova in cima ad una torre impossibile da scalare e ammesso che qualcuno lo facesse verrebbe sicuramente annientato dal sistema di sicurezza. Le vetrate attraverso cui guardo il mondo sono specchiate.
Sono in pigiama, bevo un bicchiere di latte caldo.
Da quassù vedo tutto, domino il mondo che mi raggiunge sotto forma di eco.
Nel complesso, dall'esterno, il mio castello pare un fungo avveniristico, minimale e accecante.
Ora mi tolgo il pigiama e cammino, nudo, in cerchio. Ora corro, eppure resto fermo (la testa del fungo può ruotare).
La mia è un' inerzia da tapis roulant, fatico moltissimo senza spostarmi di un millimetro.
Due volte, stanco della solitudine, ho lasciato che qualcuno entrasse.
All'inizio fu bellissimo, mi sembrava quasi che l'ospite facesse parte di me.
Me ne stavo nudo al suo cospetto ed esaudivo i suoi desideri prima ancora che li esprimesse: per me era molto facile leggerli sul suo volto, nei suoi gesti o nelle parole che sceglieva.
L' ospite sembrava gradire, si metteva nelle mie mani lasciandosi accudire...
Ma non era in grado di ricambiare, non conosceva l'empatia e finiva ben presto con l'annoiarsi.
Quando questo accadeva sulle pareti del fungo si aprivano delle crepe e contemporaneamente io cominciavo a sanguinare.
Soffrivo tantissimo.
Insensatamente.
Ero costretto a rinchiudere l'ospite nelle segrete.
Continuavo a sentirlo urlare per anni.
Dopo tredici anni sono riuscito ad espellere il mio primo corpo estraneo sotto forma di perla.
Sono un' ostrica per palati raffinati, puoi ottenere il meglio da me violentandomi o torturandomi.
Odio lo champagne.
Nonostante la capacità di produrre perle e di saper soddisfare anche i gusti più difficili, alla fine preferisco starmene da solo.
Non credo esista qualcuno in grado di leggermi e di condividere nudo questo spazio circolare senza farmi sanguinare.
Questo è il mio dono.
Questo è il mio supplizio.






sabato 1 gennaio 2011

Pigiama Party


Un giorno arriva la mezza età e improvvisamente ti accorgi che la tua dolce trasandatezza non trasmette più l'effervescenza di una vita scapigliata ma sei semplicemente sciatta e invisibile. 
Il maglione sformato, la matita nei capelli e le occhiaie per la nottataccia non ti si addicono più come quando ne avevi 20. 
Allora cambi, cominci a truccarti anche se sei sempre stata acqua e sapone, impari a usare scarpe e vestiti scomodi e a non graffiarti con gli artigli che ti sei fatta crescere. 
La cosa funziona, collezioni sguardi, sorrisi e gesti galanti, con un po' di audacia anche qualcosa in più, ma non da chi ti vive accanto. Nella maggior parte dei casi Lui sembra non accorgersi di nulla, non fa complimenti, non esprime pareri e se lo fa sono critiche. Inutile agitarsi inguainate e in tacchi a spillo quando si è ormai da anni un confortevole quanto noioso porto sicuro.
Poi una mattina mentre giri per casa in pigiama, scalza e spettinata, pensando a quanto sarebbe piacevole lasciar perdere e adagiarsi finalmente nel grigiore, Lui alza un occhio dal giornale e ti dice: "Come sei... b o t t i c e l l i a n a  oggi."