mercoledì 30 marzo 2011

L'uomo con gli occhiali





L'uomo con gli occhiali aveva camminato mezz'ora sulla spiaggia prima di sedersi e togliersi il giubbotto. Da una tasca aveva tirato fuori una lattina di birra Child, con  un puttino grasso e dorato, e la scritta blu e oro intrecciata di svolazzi. Dall'altra  il mazzo di carte che aveva comprato in un bazar davanti la stazione,  una scatoletta rossa con una scritta nera Piccoli Arcani. Se ne infischiava di tarocchi e simili, ma gli era piaciuta la scatola.
Prese le carte e si guardò attorno un momento, nessuno a quell'ora di mezza mattina. Aveva ripiegato con cura il giubbotto. 
Non si sentiva a posto. Una cosa zitta zitta covava facendogli sentire non rimorso, ma una punta, anzi meno di una punta, di disagio. Chissà lei come l'aveva presa a vedersi segata dagli amici di fb.  Avrebbe voluto sapere.
Pescò dal mazzo tre carte, le dispose rovesciate davanti a sè, le girò. "Gru nella Tempesta", "Panda Equilibrista", "Uovo Conchiglia" Non capiva un bel niente di Piccoli o Medi Arcani,  ma così,  a intuito, gli dicevano che si era legato al palo a stare su fb. Dietro lo schermo,  protetto,  a fare pubblica, mi piace,  commenta,  sferzante sempre, un bel contropelo a chi capitava. A tutti. Anche a lei.
E le foto che aveva messo nell'album di fb, come quella dove aveva le patatine fritte infilate nel naso. Aveva spirito, assolutamente. Virtuale, non tanto.
Si era ritrovato a fare un circo e  tutto per colpa di quella che in alcun modo poteva dire " amica". Le carte erano sincere.  Di mangiare foglie di bambù era stufo, ma quando uno è panda, panda gli tocca fare fino in fondo. Chiudere le valve, e amen.
Aprì la birra Child. Il puttino grasso con l'oro lustro addosso sorrideva. Tirò un sorso e ancora un altro. Un leggero gusto di affumicato, ben alcolica. 
Fece scivolare ancora tre carte da sopra il mazzo,  mettendo una seconda fila. Le girò: "Sirena al Contrario", "Divaricatore Radiografo" e "Pettine Annodato". Era lampante, non c'era dubbio, le carte non mentivano. Lo aveva costretto ad agire in modo chirurgico. Quell' amica di facebook che quieta quieta era uscita dal guscio di uno sbiadito ricordo. Il puttino grasso sorrideva in mezzo all'oro e agli svolazzi, l'arco abbassato, la freccia assente. Sete e birra.
Un messaggio alla chetichella, con tanti baci e addio, e subito dopo aveva cliccato lei e  Rimuovi dagli amici. Le compagne di banco sono un pericolo, per un po' ti diverti, dopo meno,  specie se nel passato  un pensierino l'avevi avuto, sulla compagna di banco da stendere sul prato. Ma non l'avevi consumato il pensierino. E una volta ritrovati Oh! Ciao! dai Raccontami della tua vita. Lo schermo protegge, si sa, e a poco a poco il tono confidenziale era scivolato giù,  un pezzo alla volta, come uno spogliarello, mostrando tutta una nudità nuda. L'aveva inseguita tra le parole di un messaggio inviato e un commento sulla bacheca. Scopriti ancora un po'. Qui.  Un sorso di birra Child. Per gioco era stato insinuante.
“Come l'aveva presa,  lei?” domandò alle carte, tre ne tirò fuori, coperte, terza fila. Girò con cautela, forse era una domanda da non fare. La curiosità pungeva. "Torre di Babele Finita", "Collare Intoccabile del Lupo", "Bottiglia Carota". Bene, benissimo. La pupa, rimossa dagli amici,  era rimasta confusa con l'amaro stretto al collo.  Non l'avrebbe rivista mai più tra i suoi post. Ebbe una punta di brivido, anzi meno di una punta,  a pensare "mai più".
Ancora un sorso di birra Child. Il puttino grasso sorrideva mesto con l'arco all'ingiù e una pipì dorata che zampillava tra le cosce. Birra affumicata. Raccolse le carte e le rimise nella scatoletta rossa con il coperchio, ben chiuse.



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