Sale e mi si piazza accanto appoggiandosi alla barra bassa dell'area disabili, lungo, secco, zigomi affilati, capelli puntuti a memoria di forma, occhi pieni e neri da cartone giapponese.Lei lo raggiunge dopo poco conficcandosi in un abbraccio serrato, gli stivaletti graziosi le danno un'andatura da cerbiatto appena nato. E' piccola, bionda, col trucco sbavato e i capelli spettinati in un raccolto a cipolla.
Si incolla senza esitazione all'inguine di lui, gli pianta il mento nello sterno e lo fissa dal basso con gli occhioni grigi e supplichevoli.Il bacio dura tre fermate poi lei scende senza parlare, uno sguardo breve attraverso il finestrino e nessun altro cenno.
Nessun sorriso.
L'autobus riparte e Mercuzio, fin qui muto, attinge al suo ampio repertorio di sciocchezze salva-maschio.
Ma l'amico non l'ascolta, stringe forte la barra puntellandosi coi piedi ancora troppo grandi. Ubriaco. Stravolto. Silenzioso.

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