martedì 7 dicembre 2010

Frontiere dell'arte



Volete irritarvi? Passate al Knulp dove stanno appesi i Frammenti sparsi  di Nanni Spano, un'esperienza forte e urticante. Puntate subito rapidi  alla serie Metamorfosi: perchè spalmare una signora di corteccia, alghe, pietra? è chiara metafora di una liquidazione, perchè il corpo nudo, minerale e vegetale,  diviene puro fluido escreto dalla natura. In tenera foglia o in dura scorza, Spano produce un bell' azzardo sinestetico,  interpretato dalla stessa signora eletta musa,   che coglie ancora  come  ninfa incortecciata. Il suo ruvido istinto isolano sugge alla mammella mitica con ingordigia, e fa comunella con  phantàsia, la ribollente pignatta delle immagini che s'annida nel suo animo.
Spano saltabecca ad altri lidi nei Tarocchi perduti.  L'animuccia romantica gela davanti  alle sfere di cristallo dei piccoli cuori che accompagnano la corazza vuota dell' Innamorato. La Luna-uovo è impressionante nella sua sinistra oveicità, e l'Appeso è un'Appesa  ignuda a testa in giù, in  plastica evidenza verdeblu.
Vis à vis, il  Corpo digitale,  un cupo esercizio di riduzione del  femminil corpo a pura linea in grassetto.
Sedete a un tavolino e ordinate un cordiale. E il tavolino vi parla, perchè  da sotto la lastra fa cucù una sequela autobiografica di polaroid, dall'asilo al pre-pensionamento. Non è il vanto di un narciso, perchè come un Amleto sugli  spalti di Danimarca,  Spano così  domanda a se stesso: ”Chi sei?”
Osservate Il Tuffatore, a torto ribattezzato Il Volo, dato che ali non se ne vedono, ed anzi il corpo apollineo (il mito ritorna) cade, senza scampo, perchè la gravità, come dice la parola stessa, è una cosa seria. Il costume è perfetto, ma ciò che vi sorprende è l'unico corpo intero della collezione. Non è una Tuffatrice, bensì un Tuffatore quello a cui l'autore dona interezza, unicità, classicità della forma, e non c'è bisogno di aggiungere nulla.
Altra serie,  In scena. Qui si recita, qui si finge, qui si mente, in un Elogio della Bugia che vi rapisce  per la sapiente orchestrazione di colore e luce e inganno. Il tutto steso da sapiente mano stampatoria su plexi (glass).
 In posizione arretrata fanno timidamente “Siamo qui" due creature virate in grigi affiatati,  che esemplificano l'assunto di  come sia sempre bene guardarsi le spalle,  a cui si aggiunge Cat Woman, oscura presenza di  insondabile  felinità autistica.

Uscite dal Knulp sapendo di esserverla spassata con i Frammenti sparsi, tra le bizzarrie, le manie, le ossessioni dell'autore,  che solo può lottare con la forma implasmata e aggiogarla con le sue mani potenti, legandola al palo dell'immaginazione.
Frammenti sparsi di Nanni Spano.

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