comincia da qui
“Le comunichiamo che la sua sogliola è bruciata. Era l'ultima. La dispensa è vuota. Il cuoco se n'è andato. Il maitre ed io abbiamo esaurito le ore straordinarie. Il riscaldamento è spento. Ci dispiace ma la sua permanenza al Louis XIV è giunta al termine. Buonasera.”
La nebbia cala all'improvviso su place Dauphine. Un uomo esce dal lussuoso ristorante Louis XIV, e si incammina stringendosi il bavero al collo. E' mezzanotte, la strada è deserta, e i suoi passi risuonano sotto le arcate della Colonnade. Fa freddo, il silenzio è rotto soltanto dai suoi passi. L'uomo si volta per vedere se ci sia qualcuno alle sue spalle. Nessuno. Sta per oltrepassare l'ultima arcata, quando viene afferrato al collo e immobilizzato con le braccia dietro la schiena. Un uomo con un passamontagna nero lo spinge con violenza contro il muro, puntandogli un coltello alla gola.
“Allora, eccoti qua. Vediamo se adesso ti metti a sbraitare “La mia sogliola.... la mia sogliola..”! Vedi caro, la tua soglioletta s'è bruciata, anzi l'ho bruciata di proposito, appena ti ho sentito predicare al maitre e così e cosà sulla sogliola felice e idiozie del genere. Sai come si pulisce un pesce ? Bisogna bucargli la pancia e svuotarlo, sennò sa di merda. Ecco così.” L'uomo dal passamontagna affonda con forza il coltello sotto l'ombelico della vittima, lo estrae, spinge il corpo a terra. Ripulisce accuratamente il coltello con un tovagliolo bianco, lo ripone in una custodia nera, e si avvia all'ultimo metrò per tornare a casa.
Alle ore 16.00 di quello stesso giorno, il cuoco suona al numero 4 di rue Moufetard, sale al quarto piano, la segretaria bionda e secca apre la porta e lo introduce nello studio. Seduta dietro un'ampia scrivania la dottoressa Otile gli fa cenno di accomodarsi sul lettino. L'uomo si stende e resta in silenzio. La dottoressa lo osserva attentamente, e tace. Passano così quaranta minuti. Poi trascorso il quarantunesimo minuto:
“Ho seguito il suo consiglio” dice il cuoco. “Ho finalmente pulito il pesce come avevo sempre sognato.”
“Molto bene – risponde la dottoressa Otile – e questa volta come l'ha cucinato?”
“Era una sogliola troppo grande, l'ho lasciata a terra.”
“Si sente meglio oggi? “ chiede la dottoressa.
“Sento la necessità di esprimerle la mia riconoscenza, e c'è soltanto un modo. Cucinerò per Lei stasera dato che il Louis XIV è chiuso, saremo soli e ho già....”
“ Lei sa bene che non è assolutamente possibile. La seduta è finita. Ci vediamo il prossimo mercoledì.” risponde freddamente la dottoressa Otile.
“Ma vede – continua il cuoco – io ne ho bisogno. C'è qualcosa che non le ho detto ancora.”
“Lei sa bene che non è assolutamente possibile. Ci vediamo il prossimo merc.” replica seccamente la dottoressa.
“Deve capire– continua il cuoco –che ho DOVUTO pulire la sogliola gigante. E tuttavia è caduta a terra, ed io non ho una teglia o una padella di quelle dimensioni. Capisce?”
“Lei sa bene che non è assolutamente possibile. Ci vediamo.”
“So di aver sprecato una sogliola gigante, ma bisogna affrontare nuove sfide, come lei mi ripete spesso. Accetti il mio invito, la prego.”
“Lei sa bene che non è assolutament “
Con uno scatto fulmineo il cuoco raggiunge la scrivania, afferra la donna e la immobilizza legandola in pochi istanti con una corda da barca che estrae dal giubbotto. Le attacca sulla bocca un adesivo a forma di cuore.
“Adesso stammi a sentire. Quando dico che ho bisogno di parlarti, devi stare ad ascoltarmi senza fare storie.” La dottoressa annuisce seduta sulla sedia con la corda che le sega il taillleur rosa capelvenere.
“Ho ucciso il signor Rapigota. Il proprietario dell'azienda agricola “Sogliola Felice”. Sai perchè ?” chiede il cuoco affranto.
La dottoressa annuisce seduta sulla poltrona di pelle nera, mentre le corde le segano le gambe morbidamente avvolte nelle calze trasparentissime color scoiattolo.
“Mi tormentava.” dice il cuoco torcendosi le mani.
In quel momento la segretaria bussa alla porta dello studio, preoccupata per il protrarsi della seduta , si affaccia e chiede:”Tutto bene dottoressa?”
La dottoressa annuisce seduta sulla poltrona mentre le corde le strizzano il seno spinto all'insù dal balconcino color pervinca che quella mattina indossa sotto il tailleur. La segretaria richiude educatamente la porta.
“Mi ossessionava – continua il cuoco – mi torturava, mi martirizzava, mi affliggeva........”
La dottoressa annuisce seduta sulla poltrona, mentre le corde le premono la vescica tesa a ormai metà della giornata. E c'era ancora l'altra metà, con l'aperitivo al Tabac Fontaine, la cena dal Tuscany, l'after dinner alla Boulle Verte, il night club L'indifferent, e un ultimo sorso al bistrot Millet. La dottoressa Otile abbassa lo sguardo sul libro appoggiato sulla scrivania, La teoria delle catastrofi, aperto a pagina 6.
“Una catastrofe è un “salto” da uno stato a un altro, un cambiamento: dal mutamento nel corso degli eventi a una trasformazione di forma. René Thom ha individuato sette catastrofi elementari che rappresentano i sette modi più semplici in cui può avvenire una transizione di questo tipo. Esse possono essere rappresentate da diagrammi che mostrano gli stati stabili sotto forma di punti, linee o superfici. Le sette catastrofi elementari sono: piega, cuspide, coda di rondine, farfalla, ombelico iperbolico, ombelico ellittico, ombelico parabolico.”
Alza lo sguardo: il paziente si è addormentato su lettino. La dottoressa Otile preme con il piede destro un pulsante che sta sul pavimento sotto la scrivania. Dopo un attimo entra la segretaria bionda e secca, che si avvicina, la slega, riavvolge le corde, le toglie l'adesivo dalla bocca.
“Grazie Claire, può andare adesso.” La dottoressa si liscia il tailleur sui fianchi, si aggiusta le calze. Apre il cassetto più basso della scrivania, ne estrae una bottiglia di Chartreuse con cui riempie una tazza vuota, quella con cui Claire le ha servito il tè alle dieci. Osserva il paziente che dorme e pensa che la catastrofe è arrivata, puntuale, precisa. Una modesta e insignificante variazione nella giornata di un cuoco ha provocato una cascata di punti, tracciato altre linee, e cambiato il diagramma. Non si sente responsabile di ciò che è accaduto. Era il paziente a voler parlare e riparlare di quel sogno ossessivo, la sogliola gigante. Una ventina di sedute, non di più. Adesso dorme beato e sembra guarito. Così pensa la dottoressa Otile mentre finisce la tazza di Chartreuse.


0 commenti:
Posta un commento