martedì 4 gennaio 2011

Storia dell'aria



Il principe dell'Aria viveva in un castello sulle cui torri svettavano innumerevoli antenne. Ogni mattina il principe trasmetteva messaggi e dispacci che raggiungevano i punti più lontani del regno grazie alle potenti antenne che diffondevano le onde trasportatrici. Tutto poteva viaggiare su di loro, bastava esprimere un'idea e le onde la indirizzavano nel punto preciso in cui si sarebbe realizzata, senza bisogno d'altro. Questo era molto comodo e faceva risparmiare tempo e denaro a chi abitava nei domini dell'Aria.
Dopo aver sbrigato gli affari del suo regno, il principe usciva per una passeggiata, scendendo fino alla  fontana del borgo. La sua meta era la pasticceria reale dove si fermava ogni mattina a guardare le alzate di cristallo colme di  paste. Tutte lo attiravano ed erano desiderabili allo stesso modo, sia che fossero un cestino di pasta frolla con fragoline di bosco,  o una millefoglie alla crema,  o una granatina di panna e cioccolato. Il principe le ammirava  pieno di desiderio, ma oscillava dall'una all'altra, e in cuor suo si rammaricava perchè sceglierne una significava rinunciare alle altre, almeno fino all'indomani mattina, quando la pasticceria reale avrebbe sfornato altre pastine tenere, profumate e fresche, ricominciando tutto daccapo.
“Ehi principe!” si sentì apostrofare dal vetro dietro al quale stavano le dolci bontà - “Toglimi da questa vetrina!”
Il principe rimase sbalordito perchè nessuno mai aveva osato rivolgersi a lui in modo così sfrontato.
“Per favore.” disse una pasta millefoglie alla crema di lampone, che stava un po' discosta dalle altre dolcezze.
Il principe diresse il  pensiero su quel punto e, grazie al potere delle onde trasportatrici, in un attimo la pastina si depositò tra le sue mani. Uscì e andò a sedersi sul bordo della fontana, appoggiando con delicatezza la pastina accanto a sè, incuriosito e stuzzicato nell'appetito.
"Grazie” -  disse il dolcetto -  “Non fa per me la competizione. Ho altro da fare io.”
“Ma è nella tua natura di pastina stare lì e aspettare che qualcuno ti scelga.” rispose il principe che già pregustava.
“No, non per me. Io voglio andare sull'Himalaya .”
“Perchè in un posto così lontano?”- chiese il principe con leggera impazienza.
“Perchè al suono della montagne più alte posso mutare forma. Ci vado subito con le onde trasportatrici,  prima che qualcuno decida di ingollarmi. Addio.”
E saltò rapida in groppa a un merlo che spiccò il volo all'istante, lasciando il principe come un baccalà con la mano allungata a mezz'aria.
Il principe indispettito ritornò al castello, e dimenticò presto quel bizzarro incontro,  travolto com'era dagli importanti affari del suo regno e delle sue antenne.
Passò un anno, e una mattina radiosa il principe fu svegliato nel suo vasto letto principesco dal rumore di qualcosa che batteva contro il vetro della sua finestra. Si alzò per vedere cosa fosse, e sul davanzale trovò una chiave d'oro e un biglietto “Cerca la porta”. Non era firmato, ma sul bordo c'era un soffice sbaffo rosa molto invitante. Il principe lo assaggiò e riconobbe il gusto della crema al lampone di cui era ghiotto.
Girò tutto il castello alla ricerca della porta che la chiave avrebbe aperto, ma invano. Stanco si sedette sui gradini della scala a chiocciola di una delle torri. Qualcosa di guizzante attraversò il pavimento e si fermò davanti a lui. Un topo dai baffi biondi gli fece cenno di seguirlo con una zampa, e si buttò veloce come un razzo giù dalle scale. Il principe lo seguì scendendo a capofitto i gradini che sembravano non finire mai. Finalmente giunse al fondo, davanti a una porta lucida e intatta di cui non aveva mai sospettato l'esistenza. La porta, girata la chiave d'oro, subito si aprì con un sonoro scricchiolio. Il principe si ritrovò in una sala dal soffitto altissimo, rischiarata da torce accese che brillavano dalle pareti.
Nel mezzo stava un grande tavolo ingombro di oggetti che mostravano la patina del tempo. Il principe notò nell'ammasso un caleidoscopio, lo prese e lo avvicinò all'occhio puntando l'oggetto verso la luce delle torce.
Una cascata di arcobaleni digradava dolcemente in un delicato girotondo e si dissolveva in una nuvola azzurra. Ripose l'oggetto sul mucchio delle cianfrusaglie, quando sentì qualcuno che lo apostrofava:
“Ehi principe, toglimi da qui!”
Rimase di stucco, e scrutò attentamente il mucchio sul tavolo.
“Per favore. “  Il principe riprese lo strumento impolverato e lo osservò attentamente.
“Sono tornata dall'Himalaya e ....” continuò l'oggetto.
A sentire queste parole, il principe mollò subito la presa e il caleidoscopio cadde a terra con gran rumore di ferraglia. Subito nel punto in cui era caduto si sprigionò un vortice di colori che zampillò come l'eruzione di un vulcano fino quasi al soffitto. Il principe arretrò spaventato, ma rimase a bocca aperta e col naso all'insù a guardare la girandola che si esaurì in una nuvola azzurra, dalla quale pian piano comparve un lungo vestito a millefoglie color crema di lampone. Nel vestito c'era una damigella.
“Crema di lampone!” esclamò il principe dalla sorpresa.
“Sì” rispose l'apparizione, tenendo gli occhi bassi e aggiustandosi le pieghe del vestito che scendevano vaporose fino a terra.
“Ma come è possibile ? Come ?” chiese il principe sbalordito.
“Te lo racconterò.” rispose, e lo prese a braccetto. Si incamminarono verso il giardino del castello. 
C'era una panchina in mezzo alle siepi ricoperte di neve.


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