"Basta con queste piume!"
"No, ti prego, lasciami almeno quello rosso"
"No, li butto tutti."
Raccoglie dal pavimento una montagnola multicolor di boa, li mette in uno scatolone. Esce sbattendo la porta del boudoir, scende in garage, prende una tanica di benzina, ammucchia tutto sul prato dietro la casa, accende. In cinque minuti il falò è spento, resta una palettata di cenere fumante. Torna dentro, ma prima prende la cassetta degli attrezzi in garage. Risale le scale, entra nel boudoir.
Piagnucola sotto il piumino imbottito, con disegni di pesci e stelle marine rosa, distesa su un fianco, un fazzolettone bianco in mano che tormenta con le dita. Quando l'altro rientra, sobbalza leggermente e lo segue con lo sguardo.
"Dove eravamo rimasti?
"Non so, non mi ricordo." - dice mentre sistema il piumino più aderente al fianco.
"Il letto non va più bene."
Prende il blackedecker e lo avvia, comincia a passare la lama sulle colonnette a tortiglione che reggono il baldacchino di tulle verdeacqua, una alla volta.
"No, no, ti prego fermati." - dice lanciando gemiti e squittii.
Senza più sostegno, un ammasso di tulle si adagia sul letto e la ricopre completamente. Improvvisamente silenzio, nessun gemito, nessun sospiro.
"Ti fermi qui stasera?" - una vocina trepida esce dall'ammasso - "Ho preparato l'anatra laccata."
"No. Detesto il cibo cinese."
"Come vuoi, ma non è solo cinese." La vocina è flebile, sempre più flebile sotto l'ammasso di tulle, finchè un ultimo squittio si spegne, seguito da un ronfare leggero e verdeacqua.


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