Casa Quinta, Toro, Mercurio
La scalinata scende al parterre, dove le torce accese illuminano il bosso tagliato con le sagome di enormi conigli, delfini e pellicani. A destra, la fontana con Venere nella conchiglia, a sinistra Ade che abbraccia la kore. Il pendio scende in pastini, digradando dolcemente verso l'aranceto e le vasche dei pesci, dove delle reti ad imbuto sono appoggiate per chi voglia servirsi di una carpa fresca.
Il buffet è collocato in un finto casino di caccia, sfolgorante di luce per l' imponente lampadario a cristalli di Boemia. Al centro del salone lunghe tavole infiorate coperte di lini inamidati che scendono fino al pavimento. Alzate di cristallo ricolme di frutta brinata, arabeschi di petit fours e canditi da passeggio, tazze di porcellana con cioccolatte. L'aria è satura di caprifoglio e d'alloro, e porta il suono delle gavotte che i musicisti intonano sul palco montato vicino al roseto. Gli invitati non si vedono ancora, eppure sembra che mani invisibili sfiorino le coppe di vetro e le preziose stoviglie filettate d'oro zecchino.
I musicisti si alzano, ripongono strumenti e spartiti, se ne vanno. Due figure mascherate compaiono sul palcoscenico, a sinistra una dama in vestito di velluto blu notte, a destra un cavaliere dal largo mantello nero di seta lucida. A passi lenti si avvicinano al centro della scena, rallentano, esitano. La donna apre con un gesto il corsetto e appare un seno bianchissimo e pieno. Il cavaliere avanza verso di lei, la sfiora con il mantello sul fianco, si china e le bacia il seno. La dama estrae dal corsetto un nastro di raso blu elettrico che consegna la cavaliere, ed esce di scena. Il cavaliere fa cadere a terra il mantello, e resta a petto nudo, bacia il nastro, e tenendolo tra le dita si accarezza. Le luci si spengono.


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