venerdì 12 novembre 2010

Il gruista


Alle cinque del pomeriggio ha finito il turno. Scende lentamente la scala a pioli della gru. Nel container che fa da spogliatoio si toglie la tuta, il casco, i guanti, le scarpe. Ripone tutto con cura nell'armadietto, si riveste. Tutti si salutano in fretta. Prende l'autobus alle 17 e 20, scende alla terza fermata, svolta nella prima laterale a destra, dove sta il bar. Si siede al suo solito tavolo, ordina una birra, estrae dal giubbotto un libro, lo apre dove sta infilato il segnalibro. Vorrebbe leggere, ma le chiacchere e le risa degli avventori lo distraggono. A quell'ora ci sono uomini che come lui hanno finito di lavorare e vengono a farsi un bicchiere prima di tornare a casa. C'è Senhal, il muratore piccolo e smilzo di origine basca, che ammicca col mento appuntito, e ride quando gli altri non ridono alle sue battute grevi; con lui c'è Famal, l'idraulico grosso e baffuto, viso color porpora e uno spiccato accento basco che rende difficile capire di cosa parla. Accanto ai due, ma un po' discosto, il signor Pinault, l'elettricista, magro e taciturno, mani bianche con dita lunghe e disarticolate da orologiaio. Attorno tavoli e sedie di legno scuro, lucido e consumato dagli anni. In fondo a sinistra, sotto una pubblicità ingiallita di cognac, un tavolo che di solito è vuoto perchè troppo stretto. E' occupato. Una donna. Non l'ha notata subito entrando. E' raro vedere una donna di quel tipo nel suo bar, un posto senza fronzoli, con le pareti in perlinato fino a una certa altezza, e i muri di un colore indefinibile. Il tipico posto dove a mezzogiorno si mangia, e dove rimane sempre un odore di minestra e spezzatino . L'unica donna che compare regolarmente è la cuoca, la signora Paline, di origine basca, piccola e larga, gli occhi infossati in un viso tondo e grasso, mani rosse che asciuga continuamente sul grembiule. Spunta all'ora di pranzo, mette fuori i piatti sul bancone, e ritorna in cucina senza dire mai una parola. Altre clienti sono per lo più donne anziane che abitano là intorno, e vengono ogni tanto a bere un aperitivo con qualche amica, come la signora Marceline, maestra in pensione, e l'amica, sulla quale Senhal fa battute per far ridere gli altri, che non ridono, perchè la signorina Lorette ha una sorta di collinetta sulla schiena, ma a tutti fa comodo che venga ogni tanto. 
La donna seduta al tavolino, invece, non si è mai vista. Sta china su un quaderno e scrive. E' secca, ma con un busto florido, capelli biondo cenere raccolti in uno stretto chignon, paltò beige, mani piccole e secche. La faccia è contratta, con linee sottili attorno agli occhi. Ha posato la penna, si guarda attorno. Sul tavolo davanti a lei c'è un bicchiere vuoto. Per un istante incrocia lo sguardo con un uomo seduto a un tavolo di fronte, con un libro in mano. Chiude il quaderno, lo mette nella borsetta, si alza, scosta la sedia, si dirige alla porta, ma improvvisamente si affloscia, e cade a terra, stesa. L'uomo con il libro scatta subito oltre i tavoli, le prende il polso. Regolare. Senhal grida al banconiere di fare qualcosa, mentre ride e fa battute sulle donne che svengono.
”Come sta?” le chiede.
”Non è niente, adesso mi alzo.” risponde la donna cercando di alzarsi.
“Aspetti.” la solleva per le braccia, la fa sedere su una sedia vicino.
“Dovrebbe mangiare qualcosa, forse” le dice.
“No, grazie”- risponde la donna guardandosi attorno - “Ho dato un bel disturbo.”
“Ha bisogno di qualcosa, le chiamo un taxi, signorina....”
“Claire. Signorina Claire” risponde prontamente - “ Aspetto un po' prima di andare, ma vorrei ringraziarla, signor.......?” chiede la donna educatamente.
Silenzio. Non risponde, si guarda le scarpe. Ha letto da qualche parte che le donne guardano due cose negli uomini. Le scarpe, una, appunto. I suoi scarponi grigi sono rovinati sulle punte, le spighette annerite. Guarda le scarpe della donna, decoltè blu con tacco, calze senza colore, forse nudo, i piedi uniti, ginocchia strette. Il silenzio continua. Non sa che dirle. Ci vorrebbe una parola, adesso, il più presto possibile, ma proprio la necessità di parlare lo svuota.
“Si sente male ?” chiede la signorina Claire – vuole un cordiale?” dice educatamente aggiustandosi il foulard azzurro con teste di cavallo marroni. Il silenzio dura. Senhal ha finito il suo calice di rosso, prende a braccetto Famal mimando un passo di danza, escono. Resta Pinault, che legge imperturbabile la gazzetta dello sport in piedi, sorseggiando una birra. Il banconiere, un giovane trentenne con la barba rossiccia e basette a cespuglio, asciuga i bicchieri e guarda il pavimento.
“Se volessi parlare, parlerei” - riesce finalmente a dirle.
“Bene. Cominciava a preoccuparmi.” dice la donna, e fa cenno al banconiere - “Un calvados. Ne vuole anche lei?”
Lui ordina una birra.
La signorina Claire beve un lungo sorso di calvados, e lo appoggia al tavolo schioccando con la lingua. Lui beve piano la sua birra. Ogni volta che avvicina una donna, vorrebbe essere un'altra cosa, le calze di Claire, ad esempio, o il suo foulard azzurro. Sente il proprio corpo inutilmente atletico. Sente il profumo di lei, Bandit. Il silenzio è lieve. La signorina Claire ha il bicchiere vuoto, mentre il suo è a metà.
“Bevo solo quando ho fame” osserva lei dolcemente, e fa cenno al banconiere indicando il suo bicchiere vuoto. Il ragazzo arriva con la bottiglia, riempie il bicchiere, torna dietro il banco..
“Più sto in basso, più ho le vertigini” - risponde lui. E' l'effetto della gru, ma questo preferisce non dirlo.
“La capisco.” - dice la signorina Claire educatamente, dando un gran sorso, dopo il quale schiocca la lingua...
( continua )

0 commenti:

Posta un commento